giovedì 24 aprile 2014

Philomena, di Martin Sixsmith


Ho trovato il libro in sconto. Non avevo visto il film e mi incuriosiva, per cui ho deciso di leggerlo.
Devo premettere che mi aspettavo che fosse la storia di una madre e di un figlio, alla ricerca l'uno dell'altra.

Philomena è una ragazza madre, che nell'Irlanda degli anni 50 viene rinchiusa in un convento ad espiare le proprie colpe e a dare alla luce il suo bimbo. La prima parte è molto bella, parla dell'Irlanda di quegli anni, delle difficoltà politiche della situazione, della lotta fra stato e Chiesa per la gestione di queste donne e dei loro bambini. E ovviamente della vita della protagonista con le sue compagne di sventura. All'età di tre anni, come succedeva sempre, il figlio viene allontanato dalla madre e dato in adozione a una famiglia americana.

Da lì in poi si segue la storia del bambino (prima) e del ragazzo (poi). Ad ogni nuovo capitolo mi aspettavo che l'attenzione venisse spostata sulla madre, ma (almeno fino al punto in cui sono arrivata) non è successo. Pagina dopo pagina si segue, in uno stile un pol noioso, la crescita e la carriera di Michael/Anthony, con numerosi momenti bui. L'adozione e l'abbandono della madre hanno lasciato in lui ferite che non è riuscito a sanare. Ha grossi problemi con la propria identità. Non riesce a gestire i rapporti interpersonali, soprattutto con le persone che ama di più. Cerca a tutti i costi l'accettazione sociale, a discapito di tutto, principi morali compresi.

E mi sono fermata. Perché a me interessa molto la problematica storica e sociale, e mi sarebbe potuta interessare la storia congiunta della madre e del figlio (lei da una parte e lui dall'altra). Ma non avevo intenzione di leggere dei drammi personali di un giovane tormentato. Magari lo riprenderò in mano quando avrò voglia di leggere dei problemi psicologici e personali legati all'adozione, delle crisi di identità, della ricerca dell'accettazione a tutti i costi. Ma per ora mi va bene così.

P.S. il titolo originale era "The lost Child of Philomena Lee". Secondo me avrebbero fatto meglio a lasciarlo come era.

Voto: 4

domenica 30 marzo 2014

Tre libri sul Messico


Da quando ho studiato gli Aztechi all'università ho sviluppato un amore travolgente per il Messico, anche se l'idea che ne ho è incentrata sul suo passato piuttosto che sul suo presente.
Negli ultimi due anni circa mi è capitato di leggere tre libri sul Messico: Il serpente piumato di David Herbert Lawrence (1926), Al di là della baia del Messico di Aldous Huxley (1934) e Diego e Frida, di Jean Marie Le Clézio (la cui storia inizia copre più o meno la prima metà del '900). Tutti  tre i libri sono incentrati su un periodo particolare della storia del Messico, dopo la rivoluzione, secondo Le Clézio "La  Città del Messico di Diego e Frida. Una città in cui si agitano la creazione, l'invenzione, la novità. Indubbiamente nessun'altra città fu mai così rivoluzionaria, faro per i poppi oppressi d'America. Un luogo così importante, durante il decennio 1920-1930, così fertile per l'arte e per le idee come lo furono Londra ai empi di Dickens o Parigi durante la belle époque di Montparnasse".

"Al di là della baia del Messico" di Huxley è probabilmente uno dei libri più belli che abbia mai letto. Huxley affronta la realtà messicana degli anni '20 con un approccio molto scientifico/antropologico.  È facile per un viaggiatore europeo avere un contatto superficiale con un mondo complesso e profondamente diverso dal proprio come il Messico, e indovinare a proprio modo le origini e le cause di tali differenze. Però, come l'autore stesso sottolinea, non solo tali interpretazioni sono sbagliate, ma in assenza di strumenti affidabili lo stesso tentativo di comprendere una realtà basata su principi tanto diversi dai propri rischia di essere dannoso.
Per quoto motivo Huxley descrive un mondo, ma fa molta attenzione a non azzardare interpretazioni. Quando possibile individua origini storiche o archeologiche, ma non cade mai troppo nelle opinioni personali non suffragate.
Sarà che per anni mi sono posta problemi simili nel mio lavoro, cercando di capire dove fermarmi nell'interpretazione personali di dati oggettivi, arrivando a convinzioni analoghe a quelle di Huxley, ma l'unione fra lo stile letterario a me molto congeniale, un argomento affascinante e un approccio che condivido fanno di questo libro uno dei miei preferiti. L'unico difetto che ho trovato è che si tratta di una lettura impegnativa, in cui è necessario concentrarsi. Non un libro leggero, sicuramente.
Voto: 10

De "Il serpente piumato" ho già parlato, ma credo sia il caso di riprenderlo. Se Huxley è razionale e scientifico nel suo approccio, Lawrence è emotivo, non a caso scrive un romanzo. E nel romanzo crea un mondo messicano ammaliante, ma che a me lascia l'amaro in bocca. Mi dà l'idea di essere una personale interpretazione di ciò che l'autore ha capito del Messico, riempita di infiorettature a mio parere alquanto fastidiose. Lo stile epico, roboante della storia mi ha profondamente infastidito. Non mi interessa cosa Lawrence ha visto nel Messico, mi interessa il Messico, e in questo libro non sono stata in grado di distinguere fra realtà e invenzione.
Questa mia opinione negativa è ovviamente legata al mio personale punto di vista e a ciò che io avrei voluto trovare nel romanzo. Oltretutto è possibile che l'approccio dell'autore rispecchi fedelmente la mentalità messicana, ma non conoscendola non sono in grado di distinguere fra l'infatuazione di un turista inglese e la ricostruzione della realtà di cui parla. Decisamente con Huxley non mi sono posta questo problema.
Voto: 4

"Diego e Frida" è anche un po' troppo "emotivo" per i miei gusti (ma, di nuovo, si tratta di un romanzo). La lettura del primo capitolo è stata difficile, Le Clézio per i miei gusti pone troppo l'accento sul sentimentalismo. Oltre tutto ritengo che determinati sentimenti (ad esempio partecipazione, empatia) vadano evocati piuttosto che sottolineati pesantemente, come trovo che faccia questo autore.
A parte questo difetto di stile, Le Clézio mi dà l'idea di parlare di una realtà che conosce bene e che sa inserire nel giusto contesto (sentimento che non ho provato nei confronti di Lawrence). Leggendo questo libro mi sembra di essere in grado di distinguere meglio fra punti di vista personali dell'autore e mentalità messicana. Se prima di leggerlo bocciavo Lawrence senza pietà, ora, come scritto sopra, considero "possibile che l'approccio dell'autore rispecchi fedelmente la mentalità messicana".
Un enorme pregio di questo libro è quello di raccontare un intero periodo della storia del Messico, e non semplicemente le impressioni derivate da un viaggio di breve durata. Le figure di Diego Rivera e Frida Kahlo sono incredibilmente affascinanti e raccontate con partecipazione (come detto, a volte forse persino troppa). Il contesto è spiegato in modo chiaro ma senza eccessiva pesantezza e senza pesare sulla trama. In generale è un libro che tiene incollati alle pagine, che fa rimpiangere che non sia più lungo, che fa venir voglia di correre a una mostra di Diego o di Frida (o magari su entrambi) e perdersi nelle loro opere e nelle storie che raccontano o di prendere un aereo per cercare nei volti e nelle strade del Messico di oggi una traccia di queste storie.
Voto: 8

Comunque ho deciso. Quando è il primo volo per Città del Messico?


domenica 2 febbraio 2014

Neanche gli dèi, di Isaac Asimov


Era un po' che non leggevo un libro davvero bello. Un libro che mi prendesse per mano e mi scaraventasse nel suo mondo senza che io riuscissi a riemergerne prima di averlo finito. Ed era un peccato.

Riprendendo Neanche gli Dei non mi aspettavo un gran che. Ricordavo di averlo letto anni fa e di non averlo apprezzato particolarmente, soprattutto la terza parte mi sembrò confusionaria.

Rileggendolo è bellissimo. Senza dubbio non è un libro facile, i presupposti scientifici su cui si basa la storia sono molto importanti per capirne lo svolgimento, per cui non è adatto a chi non avesse un'infarinatura di fisica e chimica (al livello delle scuole superiori, direi) e voglia di seguire ragionamenti non proprio elementari in ambito scientifico.

La storia è secondo me molto bella, e molto nello stile di Asimov. È suddivisa in tre parti, ambientate in tre luoghi diversi. La prima è una sorta di introduzione che definisce le problematiche scientifiche, sociali e politiche. La seconda è senza dubbio quella che preferisco. Asimov ci accompagna alla scoperta di un mondo alieno con forme di vita complesse e bellissime, di cui non ho potuto fare a meno di innamorarmi. E non aspettatevi alienini verdi con le antenne! Con la sua solita eleganza e competenza Asimov tratteggia esseri scientificamente plausibili, lasciando però all'immaginazione tutto ciò che non è strettamente necessario per lo svolgimento della storia.
E la pare finale mi è sembrata decisamente all'altezza delle aspettative.

Voto: 10