lunedì 13 febbraio 2012

Flatlandia, racconto fantastico a più dimensioni. Di Edwin A. Abbott


La trama di questo breve romanzo è semplice e conosciuta: narra di un mondo bidimensionale, come un foglio di carta, e di un quadrato che lo abita. Il protagonista del libro si ritrova per caso nel nostro mondo, quello tridimensionale, e in quello unidimensionale, dove tutti gli organismi sono linee e vivono su di una retta.

È secondo me un libro bellissimo.

Le "più dimensioni" citate nel titolo non sono solo quelle spaziali sopra descritte. C'è una dimensione satirica nei confronti della società vittoriana, per noi forse più difficile da interpretare, c'è una dimensione sociale già più accessibile, che comunque va letta in chiave satirica e spesso fa ridere di gusto. C'è una dimensione più prettamente matematica godibilissima, spiegata in modo semplice e (almeno per me) intuitivo. C'è infine la dimensione fantascientifica, in cui la creazione di un mondo molto particolare porta con sé numerosi stratagemmi inventati per renderlo logicamente accettabile. Domande come "come fanno a riconoscersi delle figure geometriche che non hanno modo di uscire da un piano?" trovano risposte perfettamente accettabili, e molto fantasiose.

Se questa descrizione dà un'idea di pesantezza e difficoltà di lettura, la realtà è che questo romanzetto risulta piacevolissimo, divertente e per niente pesante. Se devo trovare un difetto a tutti i costi trovo che sia forse un po' troppo corto!

Stupendo.

Voto: 10

1 commento:

  1. Addirittura 10? Ma allora lo devo assolutamente prendere. Grazie della segnalazione.

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