mercoledì 29 giugno 2011

Il serpente piumato, di David Herbert Lawrence



Mia mamma ha sempre adorato le civiltà precolombiane. Io ho provato spesso a leggere qualche libro sull'argomento, ma di solito desistevo dopo poche pagine. Poi all'università mi sono ritrovata a dover scrivere una tesina sul rapporto fra una popolazione "non civilizzata" a mia scelta e la società occidentale, e ho scelto gli Aztechi.
Ne ho studiato i miti, ne ho scoperto i riti, ho cercato di capirne il calendario e la società, mi sono spaventata di fronte allo strano uso della violenza e sono arrivata  più o meno a contestualizzarla.
E mi sono innamorata di questa civiltà meravigliosa, tanto lontana dal nostro modo di pensare quanto affascinante.

Qualche mese fa mi sono ritrovata fra le mani questo libro e l'ho iniziato senza sapere bene cosa aspettarmi.
All'inizio l'ho trovato bellissimo. Descrive un mondo, quello messicano degli inizi del 900, a me del tutto sconosciuto, avvolgendolo tuttavia in un'atmosfera decisamente precolombiana.
Ci ho messo molto a capire i tre personaggi principali, e ci sono riuscita solo alla fine. nel frattempo tuttavia il mio giudizio sul libro e' cambiato radicalmente.
Ho iniziato a pensare che forse il libro non era bello come credevo
La fine e' quanto di più contrario al mio modo di pensare possa esistere. E mi auguro che lo scrittore abbia un motivo per far comportare i suoi personaggi da perfetti imbecilli, che prenderei a pugni ogni due parole, perché io questo motivo proprio non l'ho capito.
Va detto tuttavia che nonostante il mio personale problema con i personaggi e la terza parte del libro, ne conservo un ricordo molto bello. Le atmosfere sono tratteggiate in modo sublime, e ci si ritrova proiettati nel mondo coloratissimo, terribile e disperato della cultura azteca. I miti, i riti, gli dei sono presentati con la tridimensionalità di figure viventi, frutto non solo della conoscenza dell'argomento, ma soprattutto di una comprensione profonda del mondo dal quale sono nati.
Anche solo per questo il libro merita di essere letto, per chi ama l'argomento.

sabato 18 giugno 2011

Spes, ultima dea, di Danila Comastri Montanari



A me piacciono i gialli (ma no???)
No, lasciatemi finire. A me piacciono i gialli dimenticabili. I gialli dimenticabili sono quelli scritti bene, con una bella trama e personaggi interessanti, che tengono incollati alle pagine fino alla fine, ma costruiti in modo tale da non permettermi di ricordare l'intreccio a lungo.
Perché, diciamocelo, se io riprendo in mano un giallo due anni dopo averlo letto, e già mi ricordo che il colonnello Mustard è l'assassino, e ha agito in sala da pranzo con il candeliere... beh, non mi godo il romanzo. Sotto questo aspetto Agatha Christie non è molto dimenticabile. I suoi gialli sono bellissimi, ma forse proprio per questo sono molto poco dimenticabili.
Danila Comastri Montanari invece scrive romanzi molto belli e godibili, ma anche molto dimenticabili. La trama è sempre intricata abbastanza da non farmela ricordare a distanza di mesi, ma senza mai risultare esageratamente pesante o difficile da seguire durante la lettura.
Publio Aurelio, il protagonista, è abbastanza simpatico: nonostante sia n po' vanesio e a volte persino snob, risulta alla fine una persona onesta, e soprattutto con parecchi difettucci, che lo rendono più umano di un (poniamo il caso) Sherlock Holmes, la cui infallibilità mi dà a volte fastidio.
Insomma, davvero un bel libro (e anche dimenticabile), come anche gli altri della serie. Continuerò a leggerli con piacere.

martedì 14 giugno 2011

In viaggio con Jane Austen, di Laurie Viera Rigler


Seguito del libro "Shopping con Jane Austen".
Jane è una giovane donna che viene catapultata dalla sua epoca, l'800 inglese, alla Los Angeles del presente, nel corpo di Courtney. Se nel primo libro Courtney deve vedersela con una società che in parte conosce, anche se solo da libri e ricostruzioni cinematografiche, Jane è completamente spaesata: non è in grado di muoversi in questo nuovo mondo e sono con grandissima concentrazione e attenzione riesce a poco a poco a farsi un'idea di ciò che la circonda.
Poco a poco lo sguardo penetrante e distaccato di Jane mette in luce gli innumerevoli vantaggi della vita moderna, ma riesce a cogliere anche e affinità con il mondo perbenista e bigotto da cui proviene, da cui ci distanziamo meno di quanto si possa immaginare a prima vista.
Il tema anche in questo caso è molto difficile da sviluppare, quando si immagina un personaggio del passato alle prese con il caos della vita moderna è facile cadere nel banale. E anche in questo caso, ancor più che nel precedente, l'autrice si è dimostrata molto attenta, delineando il personaggio principale con molta maestria.
La storia è carina, e persino il pizzico di "magia", che di solito mi procura l'orticaria, non mi ha dato fastidio.
Bello e ben scritto, decisamente consigliato come lettura leggera e piacevole, con spunti di riflessione interessanti. Unica pecca: la copertina è davvero bruttina, potevano sforzarsi un po' di più :)