venerdì 29 aprile 2011

Solar di Ian McEwan



Libro molto interessante.
Probabilmente chi vive al di fuori dell'ambito scientifico rimane colpito dall'umanità del protagonista, premio nobel per la fisica ma decisamente discutibile sotto molti punti di vista.
Interessante questa scelta dell'autore, una figura di scienziato vincitore del Nobel, (un "buono" per antonomasia nella visione comune) che però visto da vicino si rileva un omuncolo. Non solo è pieno di difetti, ma anche in questi si rivela meschino. Un uomo che si è arreso, un uomo che ha messo la vita da parte, lasciando spazio solo all'apparire.
Da molti elogiato come libro comico a me è sembrato incredibilmente tragico, disperato.
Non sono sicura che mi sia piaciuto

giovedì 28 aprile 2011

La porta chiusa, di Ellery Queen


Di solito mi piacciono i gialli, ma stavolta è troppo. Va bene qualche tranello nascosto, va bene qualche personaggio antipatico, va bene la cattiveria. Ma qui si parla di crudeltà, vendetta, sottomissione psicologica, manipolazione delle persone, e, marginalmente, di morte. E secondo me è troppo.
Dei gialli mi piacciono i misteri, e il modo in cui l'investigatore arriva alla verità. Qui invece il fulcro sta nella verità stessa, nella storia agghiacciante che racconta e nella crudeltà sottile e calcolata che nasconde.
Forse è il periodo sbagliato, o forse è semplicemente uno di quei romanzi di Ellery Queen che non fanno per me (un altro è "...e l'ottavo giorno").

venerdì 22 aprile 2011

In due si indaga meglio 2 - L'ispettore Morse e la ragazza scomparsa, di Colin Dexter


E' periodo di gialli, ho necessità di svagarmi e i romanzi gialli mi hanno sempre aiutato in questo.
Due dei tre autori di questa raccolta mi piacciono molto, per cui l'ho comprata a cuor leggero. Dall'introduzione sembra che Dexter sia un giallista molto famoso, non ne avevo mai sentito parlare ma ho deciso di leggere ugualmente il suo romanzo.
L'inizio è molto interessante, mi è piaciuta l'idea di iniziare il libro sapendo già qualcosa, ma non abbastanza per capire come si sono svolti i fatti. L'ispettore Morse è abbastanza simpatico anche se i suoi metodi sono difficili da seguire.
Poi però dopo un po' mi sono stufata, alla fin fine questo romanzo è un susseguirsi di ipotesi sbagliate, una più fantasiosa dell'altra, raggiunte tramite processi mentali non del tutto spiegati, o comunque a me non congeniali. Se alle prime 2-3 ipotesi ero interessata alla quinta-sesta non volevo nemmeno più sapere chi fosse l'assassino e cosa fosse successo, volevo solo finire il libro.
Infatti non ricordo già più quale delle innumerevoli ipotesi proposte fosse reale, che fine abbia fatto la ragazza e chi ha ucciso le vittime. Peccato, era iniziato bene, poteva fare di più.

mercoledì 20 aprile 2011

I robot e l'Impero, di Isaac Asimov


NOTA PER GLI APPASSIONATI: sto leggendo i romanzi di Asimov in ordine di storia, non di pubblicazione. Naturalmente questo mi porta a non poter seguire l'evoluzione del pensiero di Asimov in termini strettamente cronologici. Questo potrebbe influenzare la mia interpretazione, se non condividete ne parlo volentieri nei commenti.

Finire un libro di Asimov è sempre traumatico. I suoi romanzi lasciano sempre un pizzico di commozione, un senso di grandezza, un anelito ad un futuro migliore, e soprattutto un'incrollabile fiducia
nell'Umanità. E ogni volta mi sembra il più bello che abbia letto di questo autore (almeno fino al successivo ;-) ). I robot e l'impero non fa eccezione: ci sono diversi punti che mi hanno colpito e che vorrei discutere.
Leggendolo in questo periodo non si può non notare la dicotomia fra i due modelli di società presentati, che si scontrano. Da una parte i Coloni, un popolo numeroso formato da individui poco longevi, relativamente poco tecnologizzato, con poche necessità, che si sta espandendo a macchia d'olio. Dall'altra parte ci sono gli spaziali. Sono pochi, supertecnologizzati, incredibilmente longevi, socialmente statici e si sentono superiori.
Non ho potuto fare a meno di paragonare tutto questo alla situazione che stiamo vivendo in questo periodo nel Mediterraneo. Il diversi punti di vista espressi dai personaggi del romanzo mi sembrano molto pertinenti, e stimolano una riflessione a mio parere interessante.
In secondo luogo ho amato molto il modo in cui sono tratteggiati i due robot protagonisti del romanzo: Giskard, il robot vero e proprio capace però di percepire le emozioni umane, e Daneel, dall'aspetto umanoide e dai circuiti mentali fortemente influenzati dalla sua "amicizia" secoli prima con un uomo, privo tuttavia di poteri telepatici. I due personaggi sono rappresentati benissimo, e trovo che sia stato raggiunto un equilibrio mirabile fra la loro essenza robotica e la presenza di sentimenti propriamente umani (come l'amicizia). Ho l'impressione che questo romanzo rappresento l risultato di una lunga riflessione fatta dall'autore, dopo tre romanzi e numerosi racconti, sul tema dei robot, il loro ruolo nella società umana e le loro interazioni con gli uomini. Non è certamente un caso che proprio qui viene teorizzata la "Legge zero della robotica".
Asimov ci mostra una falla nella progettazione degli automi. Le tre leggi della Robotica, nate per impedire ai robot di danneggiare gli esseri umani, si dimostrano in realtà limitate. Grazie ad un processo mentale molto interessante i robot stessi (guidati tuttavia in questo processo da un uomo) definiscono e superano i limiti delle tre leggi, per creare le basi di quella che diventerà, nel Ciclo delle Fondazioni, la psicostoria.
In questo, e in tutto il romanzo, si nota una fiducia quasi cieca nell'Umanità, concetto evanescente e di difficile definizione, che acquista tuttavia un peso fondamentale. Asimov si dimostra ancora una volta fiducioso nell'Uomo e nel suo cervello. In questo io vedo il suo essere un grande scienziato. La Scienza non può non avere fiducia nell'Umanità nel suo insieme, nonostante le continue dimostrazioni della fallacia dei singoli individui. Trovo questo concetto molto interessante, nel suo essere "datato" a qualche decennio fa, ma secondo me ancora corretto (ne parlo anche qui).
Vedo in questo un punto di contatto fra tre uomini, scienziati e divulgatori che adoro. Isaac Asimov, Martin Gardner e Stephen Jay Gould hanno basato la loro vita e il loro lavoro proprio sull'assunto della fiducia nell'Umanità, e sono convinta che nel mondo di oggi ci sia ancora un enorme bisogno di persone come loro.

martedì 19 aprile 2011

L'ecole des femmes, di Molière


Avevo visto questa commedia a teatro anni fa. Poi un mesetto fa, uscendo dall'università sono passata di fronte alla libreria e ho deciso di entrare. Guardando nello scaffale dei libri francesi ho trovato solo questo che mi ispirasse, e ho deciso di comprarlo visto che, inoltre, costava molto poco).
È un libro bellissimo sotto tanti punti di vista.
Il curatore, Jean Serroy, è molto bravo. Il saggio introduttivo, anche se un po' lungo, permette di inquadrare perfettamente l'autore nel periodo e nelle visioni sociali dell'epoca. Mi è anche piaciuto il modo in cui è stato trattato il rapporto fra l'opera di Molière e la sua storia personale.
Quest'opera è stata pubblicata pochissimi mesi dopo il matrimonio dell'autore, suggerendo un nesso fra l'evento e l'ossessione del tradimento del protagonista. La coincidenza è sicuramente interessante,  ma il curatore tratta il problema in modo secondo me molto equilibrato. Senza scadere nel gossip e nel romanticismo facile analizza il tema anche nelle opere precedenti, e conclude che secondo lui il matrimonio non è stata la causa scatenante dell'interesse verso le corna, anche se probabilmente ha stimolato la riflessione sul tema.

Se non avessi letto l'introduzione la commedia mi sarebbe sembrata intelligente ed arguta, ma avendo capito il contesto sociale in cui è stata scritta mi ha colpito molto l'interesse per il ruolo della donna nella famiglia, e l'assoluta modernità del pensiero di Molière. Ho riflettuto a lungo sul tema. Quanti uomini, ancor oggi nel XXI secolo, preferiscono a una donna intelligente una compagna "che sappia cucire, pregare dio e amarmi, niente di più".

lunedì 18 aprile 2011

Blonde attitude, di Plum Sykes


Come in molti altri casi ho trovato questo libro a Parigi, in un negozio dell'usato, per una cifra irrisoria. Pur rendendomi conto che molto probabilmente non si trattava della Critica alla ragion pura di Kant, per pochi centesimi mi conveniva prenderlo, i libri stupidi non mi hanno mai creato problemi, purchè letti nel momento giusto.
Questo l'ho letto in palestra, tenendolo appoggiato al macchinario per la marcia, con la musica nelle orecchie. Kant probabilmente si sarebbe rivoltato nella tomba ad essere sfogliato in un tale frangente, Blonde attitude invece ci ha decisamente guadagnato.

Questo libro racconta del mondo delle ricche bionde famose e praticamente nullafacenti di New York. Piene di soldi fino ai capelli grazie all'intraprendenza di antenati più o meno remoti nel tempo (alla Paris Hilton per intenderci), bellissime, biondissime, magrissime e interessate solo alla moda, all'aspetto fisico e ai buoni partiti da accalappiare.
In effetti la protagonista è leggermente meno insopportabile, in quanto:

  • è bruna
  • ha un lavoro
  • ha un minimo di cultura (che cerca comunque di nascondere)
Per il resto i problemi sono quelli: il mancato invito alla festa esclusiva, lo strappo in un vestito da migliaia di dollari, l'impossibilità di trovare posto dalla parrucchiera delle dive...

In effetti il romanzo rappresenta in parte anche una critica a questo mondo, in quanto ne dimostra la vacuità e il distacco completo dal mondo reale. La critica, però, è solo lievemente tratteggiata in un tourbillon di vicende più o meno spiritose improntate alla più bieca superficialità e allo sperpero dissennato dei soldi del paparino.

Interessante forse per chi ama il mondo dell'alta società e della moda, a me è sembrato insopportabile e offensivo. E alcuni evidenti punti di contatto con Orgoglio e Pregiudizio me lo hanno fatto odiare ancora di più, non si profana un capolavoro in questo modo...

Orrilibro.

mercoledì 6 aprile 2011

Poirot non sbaglia, di Agatha Christie



Eh si, è un periodo in cui mi dedico ai gialli. Sarà che sono stressata, ma sono perfetti per rilassarsi e  utilizzare il cervello in modo piacevole. L'unica categoria di libri che reputo migliori dei gialli in questi frangenti sono quelli di divulgazione matematica :)
Questo libro mi è piaciuto abbastanza, ma non posso dire di essere stata particolarmente colpita. Intanto ho l'impressione di averlo già letto, anche se non me lo ricordo affatto. È vero che la storia inizia con una visita dal dentista, ed essendomi tolta da poco due denti sicuramente non ho apprezzato. Poi... non so, mi sembra un Poirot giù di tono, per dirne una, non va nemmeno una volta al ristorante. L'investigatore mi è sembrato quasi in secondo piano, l'attenzione è poco concentrata su d lui, interagisce relativamente poco, e per buona parte del tempo non conduce il gioco nonostante le sue intuizioni corrette. Inoltre credo che l'elemento che mi è piaciuto di meno sia l'intrigo internazionale, fra politica e spionaggio. Questo porta ad una trama confusa, con personaggi ambivalenti e di difficile inquadramento. Nonostante la soluzione sia molto elegante e ben congegnata il percorso per raggiungerla è disseminato di fraintendimenti e di false piste. Troppi, a mio parere.
Però devo ammettere che per la seconda volta ho colto l'indizio fondamentale insieme a Poirot. Io che coi gialli non ci ho mai azzeccato nemmeno lontanamente.