lunedì 28 marzo 2011

Maigret e il caso Nahour, di Georges Simenon


Fra i vari Maigret (quattro o cinque) che ho letto questo è quello che mi è piaciuto di meno. La storia è senza dubbio bella e costruita bene. Come in molti suoi romanzi Simenon racconta una Parigi e una classe sociale particolari. In Maigret e il Ministro quella della politica, in Maigret e la Stangona quella della criminalità povera, in questo caso i ricchi stranieri, e i casinò. Bellissima come sempre l'analisi e la reazione di Maigret di fronte a questa realtà, una reazione semplice, viscerale, molto umana. Bellissima la Parigi innevata e irreale raccontata.
Però ho trovato in questa storia qualcosa di estremamente torbido. Uno dei personaggi in particolare mi ha profondamente colpita, in modo negativo, e il finale (soprattutto l'ultima frase) non ha fatto che accrescere la mia sensazione di disagio e disgusto.
Questo commento tuttavia non vuole essere una critica all'autore, è invece una dimostrazione della sua bravura nel trasmettere sensazioni sottili ma molto prevasive.

mercoledì 23 marzo 2011

Superman contro Newton, di Robert Weinberg e Lois Gresh


Bello questo libro. E lo dico da due punti di vista: quello della persona che conosce bene l'argomento, e quello della persona che non lo conosce per niente.
In che senso? Ora ve lo spiego.
Non sono una grande appassionata di fumetti. Con poche eccezioni (di cui parlerò dopo) il mondo dei fumetti mi è completamente estraneo. Al massimo ho visto qualche trasposizione cinematografica (Spider-Man, Batman, i Fantastici Quattro). Di altri personaggi, anche se molto conosciuti (Hulk, Flash) non sapevo praticamente niente.
In questo senso questo libro è ottimo: parla in modo approfondito dei vari eroi spiegandone non solo le caratteristiche "scientifiche", ma anche il contesto sociale in cui sono nati, il carattere e le peculiarità più prettamente narrative. E allo stesso tempo spiega il fenomeno "fumetto", che mi ha aiutato ad entrare meglio nel contesto e a capire anche alcune scelte degli autori. Autori dei quali è riportata una interessantissima intervista alla fine del libro, che mi ha stimolato parecchie riflessioni di cui ho intenzione di parlare prossimamente sul blog.
Prima, però, parlavo di eccezioni. In effetti c'è un fumetto che conosco molto bene, di cui ho letto proprio le prime storie (ripubblicate in un unico volume qualche anno fa): Superman, che per mia fortuna è il primo eroe ad essere trattato nel libro. In questo caso ho potuto apprezzare in pieno le citazioni ad episodi specifici, le sottigliezze di cui il libro è ricco. E devo dire che il capitolo su Superman tocca alcuni problemi scientifici (c'è vita nell'universo? e se sì, quante probabilità esistono che sia intelligente?) che trovo molto interessanti. Le spiegazioni fornite dagli autori sono ben documentate e mi hanno fatto scoprire moltissime informazioni.

La seconda eccezione è un fumetto che ma avrei pensato di trovare trattato in questo libro. Mi aspettavo, ad esempio, Mandrake (che non c'è), con tutto il discorso dell'ipnotismo. Oppure Wonder woman, che non so che poteri abbia, ma suona bene (non c'è nemmeno lei). O Capitan America, o magari uno di quelli che non conosco nonostante sia famosissimo.



Ma non avrei mai immaginato di trovare un vero eroe della mia infanzia. Il fumetto che ho sempre divorato, spesso snobbato dagli adulti e dagli adolescenti, e soprattutto lui, il Disegnatore più grande, del quale ho letto centinaia di storie. Carl Barks, l'uomo dei paperi. E infatti (chissà come mai....) la storia che citano me la ricordo benissimo.



Con questa scelta gli autori hanno guadagnato la mia stima imperitura.

Bellissimo libro, scritto bene, piacevole e interessante. Unico difetto, troppo breve :) Consigliato

martedì 22 marzo 2011

La febbre dell'ottone, di Ellery Queen


L'Ispettore Queen, ormai in pensione, si è sposato. Grazie alla moglie si ritrova invischiato in un caso curioso che mette alla prova la sua abilità di detective. La promessa di guadagnare mille dollari prima, e parecchie migliaia dopo, spinge sei persone a rimanere per alcune settimane nella casa dell'ottone,  dimora di un anziano sedicente miliardario molto strano. L'atmosfera lugubre del palazzo in rovina è accentuata dal massiccio uso di ottone per ricoprire mobili, suppellettili e quant'altro.
Ellery non compare, se non nelle ultimissime pagine, e l'Ispettore Queen se la deve cavare da solo. A differenza di quanto mi aspettavo, questa situazione non gioca a suo favore: nonostante proponga diverse interpretazioni al mistero, queste vengono regolarmente smontate da nuovi indizi o dalla testimonianza degli altri personaggi. E alla fine è Ellery a trovare la soluzione. Soluzione che rimane comunque parziale, una parte del mistero, infatti, non trova risposta, a parte alcune congetture.
La trama è costruita bene, e l'atmosfera è emozionante, però non ho amato per niente il finale. Mi aspettavo risposte diverse ai quesiti che sorgono durante il romanzo, e soprattutto mi aspettavo un Ispettore Queen tratteggiato in un altro modo.
In generale, a mio parere, è un libro accettabile, non certo eccelso.

venerdì 18 marzo 2011

Latin for all occasions, di Henry Beard


Visita all'Ara Pacis per la mostra di Chagall. Uscendo, una veloce occhiata al bookshop. Lo vedo, fra un kit per costruire il proprio mosaico e una maglietta "Tutte le strade portano a Roma". "Latin for all occasions". Lo prendo in mano e lo sfoglio. Il dilemma: lo compro o no? Stupidaggine o genialata?
Proviamo a comprarlo, spero di non pentirmene.

Decisamente non me ne sono pentita. Un libro spassosissimo!

E' San Valentino e volete scrivere un bigliettino di sicuro effetto?

Volete insultare qualcuno in modo fine?

Volete fare colpo alla riunione dei 10-20-25 anni dalla maturità?

Volete rendere irresistibile lo spam?

Volete provarci con qualcuno trasudando classe?

Volete scusarvi in modo elegante?

Fatelo in latino! Questo libro ve ne dà la possibilità!!!

Dal latino per hackers al latino per le situazioni imbarazzanti, passando per il latino in spiaggia, il latino per le relazioni sentimentali e quello per dire bugie.

Spassosissimo.

mercoledì 16 marzo 2011

Manuale di conversazione, di Achille Campanile


Achille Campanile è uno dei miei autori preferiti fin dal nostro primo "incontro", quando, intorno ai 14 anni, per rallegrare una settimana di febbre mia madre mi regalò "In campagna è un'altra cosa".
Per chi non conoscesse questo autore, si tratta del più grande umorista italiano del XX secolo. Mi sembra già di sentire fior di persone serie che borbottano (mi è già capitato) Ah, l'umorismo, robetta da Zelig, non certo grande letteratura. Chiunque dica una cosa del genere non conosce Campanile. In questo autore la battuta spiritosa, il gioco di parole, il doppio senso (sempre molto pudico, per gli standard odierni) diventano arte.
Una percentuale importante dei suoi libri è proprio così, da ridere fino alle lacrime senza riuscire a smettere, magari da soli, a letto, creando una perfetta parentesi di benessere all'interno del trambusto quotidiano.
Poi ci sono i libri come questo. Riflessioni intime e personali sulla vita e sul mondo.
Quando si legge "Manuale di conversazione" si ride poco. Si sorride molto, però, ritrovando nelle parole dell'autore tanti dei propri pensieri inespressi, tanto della tenerezza che lega al passato, tanto della propria vita quotidiana. In alcuni casi una piccola lacrima scende sulla guancia, nel riconoscere la giustezza e l'universalità di alcune riflessioni amare.
Anche se preferisco leggere il Campanile ridanciano considero questo libro una raccolta di tanti piccoli gioielli, che gettano luce su questo, a mio parere, grandissimo autore. La risata di Campanile non nasce dalla superficialità di chi è sempre felice, ma dalla piena consapevolezza delle difficoltà della vita, con la convinzione che l'unica arma in nostro possesso per rendere i problemi più sopportabili è proprio il sorriso.

domenica 13 marzo 2011

La poltrona n.30, di Ellery Queen


Come ho già detto ho gusti decisamente limitati in fatto di gialli: mi piacciono Conan Doyle, Ellery Queen, Rex Stout, Agata Christie, Georges Simenon, Erle Stanley Gardner, Daniela Comastri Montanari, e... naturalmente Isaac Asimov! Gli autori non li conosco, quando ho provato a leggere un giallo che esulasse dall'elenco di scrittori citato mi sono sempre travata male, quindi continuerò così a meno di consigli (sempre ben accetti :) )
Ellery Queen mi piace molto, anche se non apprezzo tutti i suoi libri allo stesso modo, ogni tanto infatti trovo che esageri dando un tono un po' eccessivo e surreale (come nel romanzo "E l'ottavo giorno...").
La poltrona n. 30 l'ho trovato carino, ma non eccelso. Un delitto avvenuto in un teatro, durante la rappresentazione di uno spettacolo. Tutto ruota attorno a un dettaglio mancante: il cilindro della vittima. Interessante, ma ne ho letti di migliori.

mercoledì 9 marzo 2011

Uno studio in rosso, di Arthur Conan Doyle


Da adolescente andavo pazza per Sherlock Holmes. Mi piaceva molto il suo modo scientifico di risolvere i casi, la sua aura da "supereroe", e perfino l'atmosfera cupa e un po' gotica dei suoi romanzi (che di norma aborro). Lessi parecchi racconti, e Il mastino dei Baskerville. Qualche tempo dopo trovai questo libro a casa di Indiana Zio, una sera che dormivo lì, e decisi di leggerlo. Mi piacque molto il racconto dell'incontro fra Holmes e Watson, gli inizi della loro amicizia, e apprezzai le notizie relative al loro passato, che mi aiutavano a capire meglio alcuni riferimenti trovati negli altri libri. La storia mi prese, come sempre: un sacco di indizi strani, alcune piste più o meno plausibili, poi il colpo di scena. Holmes scopre l'assassino, un tizio mai visto e mai sentito fino ad allora. Fine.
E inizia la storia strappalacrime di una cosa che non c'entra niente. L'ho letta per qualche pagina ma era davvero troppo strappalacrime per me, e ho chiuso il libro.
Una domanda sorge spontanea: cosa????
Insomma, tu, il re del giallo, mi scrivi una storia osannata dai più in cui l'investigatore prende un tizio mai sentito, dice che è l'assassino ma poi non dimostra come l'ha scoperto, o perché? Non ci vuole certo un genio a scrivere un giallo del genere....
Quello che non capii all'epoca, abituata ai racconti, era che la seconda parte del libro non era un racconto a sé, ma si collegava (dopo una ventina o più di pagine) alla storia letta nella prima parte. Me ne sono accorta qualche giorno fa quando l'ho riletto.
Devo essere sincera, non mi è piaciuto molto. Di Sherlock Holmes mi piacciono le deduzioni brillanti, le indagini, al massimo le atmosfere fumose di Londra, le 50 pagine di storia quasi completamente slegata dal mistero principale, con l'aggravante del finale triste non fanno per me. Tornerò a leggere i racconti, li apprezzo molto di più.