lunedì 28 febbraio 2011

Longitudine, di Dava Sobel



Quando vivevo a Londra i miei sono venuti a trovarmi e papà ci ha convinto ad andare a Greenwich.  Abbiamo visto il museo dell'osservatorio ma siamo rimasti parecchio delusi. Non era male, per carità, ma molto per bambini. Poi, arrivati sulla famosa piazza dove si trova la statua che indica il meridiano abbiamo visto una casetta. Ho chiesto informazioni, era la casa dell'astronomo reale, trasformata poi in museo. Appena entrati è stato amore a prima vista. Racconta la storia della longitudine, le difficoltà a calcolarla, i tentativi, le soluzioni parziali, e la storia degli orologi. Me ne sono innamorata, e al bookshop papà mi ha regalato il famoso libro "Longitude", di Dava Sobel. Ho iniziato a leggerlo pochissimo tempo dopo, ma non ci ho capito molto e l'ho lasciato perdere. In effetti è pieno di termini tecnici, e non è una lettura semplice in lingua originale.
Indiana Papà è appassionato di matematica, astronomia, meccanismi strani e un sacco di altre cose che io non capisco. Per questo motivo Indiana Zio gli regala sempre un sacco di libri di matematica, astronomia, meccanismi strani e le altre cose che non capisco. Quando ho visto sulla sua libreria "Longitudine" in italiano ho deciso di riprovarci.
Il libro racconta la storia del calcolo della longitudine, che finisce con diventare la storia degli orologi moderni, e del loro inventore, Harrison. La storia è bellissima, ma il libro non regge il confronto con il museo di Greenwich. Al ritorno dal museo ero gasatissima: avevo imparato un sacco di interessanti dettagli tecnici, avevo capito come funzionavano i vari orologi di Harrison, e avevo visto con i miei occhi la sua genialità. Il libro, invece, racconta molto bene la storia, ma corre troppo sulla parte più tecnica. Potrei dire che "racconta" la genialità di Harrison, ma non la dimostra. Qualche illustrazione e una piccola appendice sul funzionamento degli orologi avrebbero reso la storia molto più avvincente a mio parere. Mi rendo conto che probabilmente l'autrice non è un'esperta, ma scrivere qualcosa del tipo "Harrison decise di utilizzare i diamanti per lo scappamento" senza spiegare cosa significa e cosa è lo scappamento di un orologio mi sembra un po' inutile.
In ogni caso l'ho trovato un libro molto bello, penso solo che forse, se l'autrice avesse visto il museo di Greenwich prima di scriverlo (ammette lei stessa di esserci andata in un secondo momento) sarebbe stato ancora più bello.


P.S.: ho appena scoperto che esiste una versione illustrata del libro, da quello che ho capito è disponibile solo in inglese, si può trovare su Amazon.

venerdì 25 febbraio 2011

Uomo impotente cercasi per serena convivenza, di Gaby Hauptmann



Iniziamo dalla protagonista. Una donna bellissima, dal corpo mozzafiato, che fa perdere la testa ad ogni essere vivente di sesso maschile nel raggio di 2 chilometri. Stufa del suo fascino e dell'effetto che fa sugli uomini, che da lei vogliono una cosa sola, decide che il problema va risolto alla radice eliminando il sesso dalla sua vita. Mette in pratica il suo proposito attraverso un annuncio in cui cerca un uomo impotente con cui avere una relazione. Ne trova un certo numero, abbastanza promettenti, fino a quando non riceve una risposta particolare e decide che sarà lui l'amore della sua vita. L'incontro conferma la sua supposizione e pare quasi che si debbano sposare il giorno dopo, perché naturalmente anche lui è dello stesso parere. Ma a questo punto la protagonista inizia a rimpiangere il suo proponimento iniziale. Dopo un necessario intrigo pseudointernazionale (l'autrice proprio non può farne a meno), molta psicologia spicciola decisamente opinabile (soprattutto il punto di vista sull'impotenza e la frigidità), arriva il lieto fine. Scialbo.

L'idea non è male, ma secondo me è sviluppata in modo confuso e stupido.
Già la protagonista mi sta antipatica. Sarà che non sono propriamente Claudia Schiffer, sarà che quando cammino non si volta nessuno, ma a me queste donne bellissime, meravigliose, irrealmente perfette danno un sacco sui nervi (già ne avevo parlato). Volteggiano da un posto all'altro ponendosi problemi inesistenti (oh, che disgrazia, mi prendono tutti per una prostituta.. beh, cara, dal comportamento che hai non so cos'altro ti potevi aspettare), gli riesce sempre tutto bene, hanno un sacco di soldi e tutto quello che desiderano. Beh, io per avere quello che desidero devo fare una fatica boia, e nemmeno sempre ci riesco, quindi non le sopporto. Sarà invidia? probabile, ma non me ne vergogno.
Poi in molti casi (del resto si parla di impotenza) l'autrice si improvvisa psicologa dilettante dicendo cose che sembrano uscite dal "Manuale del piccolo psicologo". Nonna Papera con i suoi proverbi si dimostrerebbe decisamente più profonda.
Ma io dico: è proprio necessario (come in questo caso) citare un Freud da Baci Perugina? Perché queste autrici non scrivono una storia semplice, senza troppe pretese, che voglia sembrare esattamente quello che è: romanzi rosa? Ma no, bisogna essere profonde.... E affogano in una pozzanghera.

Ogni volta che leggo un libro di questa autrice mi piace meno del precedente. Solo che avevo bisogno di un libro stupido per distrarmi in un periodo difficile e avevo solo questo sottomano.

E scusatemi se sono così irritabile, mi passerà.

giovedì 24 febbraio 2011

Dracula, Platone e Darwin, di Martin Gardner


In questo periodo sto leggendo parecchi libri di matematica. I motivi sono vari, da una parte sono tornata a Roma per un mesetto e ho a disposizione la fornitissima biblioteca di papà, poi sono sotto stress, e i libri di matematica sono ottimi per rilassarsi. Non c'è niente di meglio di un buon rompicapo per occupare la mente e non pensare ai problemi quotidiani.
Martin Gardner è un mito, e i suoi saggi sono come sempre molto piacevoli. Ho trovato la scelta dei saggi pubblicati particolarmente felice, i temi trattati sono molto vari, così come gli stili. Si passa dai giochi matematici e i paradossi alla presentazione di teorie scientifiche complesse, come quella delle stringhe. Parla dei temi matematici più conosciuti, come la serie di Fibonacci, e poi si sposta su argomenti che esulano completamente dal suo campo, come la genetica e la neurologia (anche se mi dispiace dire che in genetica a volte sembra avere le idee leggermente confuse). 
Lo stile è spesso fantasioso e spiritoso, mi sono piaciute molto le sue storie più o meno fantascientifiche; del resto molti dei saggi qui presentati sono stati pubblicati sulla rivista Isaac Asimov's Science Fiction Magazine, e ho apprezzato moltissimo questo legame con uno dei miei scrittori preferiti.
Mi sono inoltre piaciute molto le sue riflessioni sociologiche e filosofiche. Cita numerosi filosofi, più o meno famosi per il grande pubblico, presenta i punti di vista di diverse scuole critiche e alla fine prende posizione motivando il suo punto di vista sulla base di ciò che esprime. 
Questo libretto mi ha anche ricordato un altro dei miei scrittori preferiti, il grande Gould: come lui  Gardner ha dimostrato in questi saggi una cultura vasta e una notevole curiosità per fenomeni diversi fra loro. 
Ha inoltre in comune con il famoso paleontologo anche il suo impegno contro la pseudoscienza, che non posso non apprezzare.

P.S.: la mia copia, comprata in una Feltrinelli a Roma, era stampata male. Ho contattato la casa editrice (Zanichelli) e si sono dimostrati gentilissimi. Per chi ne avesse bisogno ho chiamato il numero che si trova su questa pagina web http://www.zanichelli.it/contatti/

martedì 22 febbraio 2011

Libri e amori a Los Angeles, di Karen Mack e Jennifer Kaufman



Ero in un momento no. Sono passata di fronte a un banchetto di libri, tutto a 4 euro. Ho visto la copertina. Ho letto la quarta di copertina. La protagonista è una giovane donna divorziata, appassionata lettrice, quando qualcosa nella sua vita non va si chiude in casa e legge, legge, legge, legge. Praticamente il mio sogno (se solo non ci fosse il "problemino" del lavoro). Quando ho letto "Colleziono nuovi libri allo stesso modo in cui le mie amiche comprano borse firmate. A volte mi basta sapere di averli e non mi pongo il problema se riuscirò a leggerli. Non che alla fine non li legga tutti, a uno a uno. Lo faccio. Ma il solo gesto di comprarli mi rende felice: la vita diventa più promettente, più appagante. E' difficile da spiegare, ma io mi sento, in un certo senso, più ottimista. Tutta la trafila dell'acquisto mi mette allegria." ho deciso che DOVEVO comprarlo. L'ho iniziato appena tornata a casa.

Le prime pagine sono piacevoli. Ma poi ha iniziato a darmi sui nervi. Intanto la protagonista non fa niente dalla mattina alla sera, ma campa di rendita. E si lamenta pure. Poi infila ogni due tre frasi una citazione, come se volesse far vedere quanto è colta. La maggior parte dei libri citati, però, sono di autori americani.
Poi c'è la difficile scelta fra due uomini affascinanti, dice la quarta di copertina. Il primo è a mio modesto parere un povero sfigato egoista, snob e presupponente e il secondo non mi ispira per niente. Mi sembra come se debba risultare simpatico a partire da un certo punto del libro solo per necessità di trama.
In generale si trova una superficialità irritante in tutte le vicende e i personaggi del libro. Alcune idee sono interessanti, ma svolte in modo talmente superficiale da risultare praticamente luoghi comuni.

Principalmente non sopporto questo libro per un motivo molto semplice. La protagonista non è un'amante dei libri, ma una persona con un difetto tipo ossessivo-compulsivo nei confronti della lettura. Dà un punto di vista deviato sull'amore per la lettura, come se chi legge lo facesse esclusivamente per sfuggire alla realtà circostante, e per tornare "normale" dovesse ridurre il ritmo delle sue letture. Un giudizio di merito che mi è sembrato assolutamente parziale, fuorviante e fuori luogo. Presentare le protagonista come amante della lettura equivale a presentare Hitler come "antipatico".

Questo libro mi sembra un'americanata idiota e superficiale. Orribile.

domenica 13 febbraio 2011

Otto piccoli porcellini, di Stephen Jay Gould


Da brava quasi paleontologa non posso non amare Gould. Il suo modo di raccontare la natura e l'evoluzione è davvero appassionante. Ho letto varie sue raccolte di saggi, ma sempre abbastanza vecchie. E' la prima volta che leggo una raccolta fra la più recenti, e mi ha colpito sotto vari aspetti, qualcuno anche negativo.
Innanzi tutto si vede chiaramente che Gould è più maturo. Il suo stile leggendario acquista ancora più profondità, compaiono temi più attuali e "impegnati" (fra cui il rapporto uomo ambiente nella nostra società), e aumentano le incursioni in ambiti inaspettati (bellissimo il saggio sui meccanismi del ricordo). Inoltre c'è una trattazione abbastanza approfondita della sua teoria degli equilibri punteggiati.
Il libro è lunghissimo, sono 31 saggi, più di 500 pagine. Dal mio punto di vista avrei preferito piuttosto due libri, sarebbero stati molto più leggeri e godibili.
Il testo è diviso in varie sezioni. La prima analizza il rapporto uomo ambiente e gli effetti dell'azione antropica su alcuni ecosistemi. Il tema è decisamente interessante e trattato con maestria, però non l'ho letta con piacere, mi ha fatto riflettere e rattristato (come del resto è giusto che sia).
La seconda parte tratta di quattro temi che chiunque abbia studiato paleontologia dei vertebrati conosce molto bene: la convergenza fra rettili marini e pesci, nello specifico ittiosauro e squalo; l'evoluzione degli ossicini dell'udito nel passaggio fra anfibi e rettili e poi fra rettili e mammiferi; il rapporto evolutivo fra polmoni e vescica natatoria e la storia degli arti a 5 dita. E' la sezione che mi è piaciuta di più, mi ha ricordato le meravigliose lezioni di paleontologia dei vertebrati. Non mi risulta che Gould abbia scritto un libro di testo su questo argomento, e se è così lo trovo davvero un peccato, la sua prosa avvincente e il tema interessantissimo ne avrebbero fatto un libro molto piacevole.


La terza parla dell'influsso del contesto storico, filosofico e sociale sulle teorie scientifiche e sulla loro comprensione. Permette una riflessione su alcuni errori che compiamo spesso quando studiamo teorie sviluppate in passato. In questi casi è forte la tentazione di leggerle con i nostri occhi, e non con quelli di chi le ha scritte, con il rischio di fraintendimenti clamorosi. Mi è piaciuta particolarmente la storia della celeberrima cronologia biblica proposta da Ussher che fissa la data della creazione nel 4004 a.C: non ne sapevo molto e mi ha divertito molto scoprire su quali basi è stata fissata e il perché della sua fama.
La quarta sezione si intitola "Meditazioni" e presenta un Gould che potrei definire filosofo, che si interroga sul rapporto che abbiamo con il passato. Il nostro punto di vista sul passato è condizionato da tutta una serie di preconcetti in parte insiti nella nostra natura, in parte indotti dal contesto storico nel quale viviamo. E' sempre importante conoscere questi nostri limiti e cercare di tenerli in considerazione quando possibile.
La quinta parte è una gradita sorpresa, tratta della condizione e dell'evoluzione umana. Molto interessante il saggio su Mozart, che dimostra una volta di più la grande abilità di Gould nel lavoro interdisciplinare.


Da qui in poi il libro diventa abbastanza tecnico. Se  questi capitoli fossero stati inseriti in un saggio più corto l'avrei apprezzati molto di più, invece devo ammettere che l'ho letti con difficoltà e mi hanno un po' annoiato. L'ultimissima parte l'ho letta davvero a forza, per finire il libro, forse dovrei riprenderla in mano con più calma. Doverosa eccezione il saggio sull'Hallucigenia, che ho trovato decisamente interessante.



In breve è un libro molto interessante per gli appassionati e per chi ne sa qualcosa, abbastanza ostico per chi non conosce bene il tema. La maggior parte dei saggi, presi da soli, sono decisamente accessibili, ma non condivido assolutamente la scelta di accorparne così tanti e variegati in un libro così lungo.

10 e lode a Gould, un 6- all'editore

mercoledì 9 febbraio 2011

Mansfield Park, di Jane Austen



Come ho già raccontato sono una grande appassionata di Jane Austen dall'età di 14 anni, quando ho scoperto a scuola Orgoglio e Pregiudizio e l'ho finito in due giorni.
Ho letto i suoi romanzi principali (più Lady Susan) parecchie volte, e come sempre nei grandi romanzi sono "cresciuti con me". Se la prima volta facevo più attenzione alla storia, adesso sono le scelte dei personaggi e i loro atteggiamenti a colpirmi di più.
Mansfield Park è un romanzo di cui ho sentito parlare in molti modi. C'è chi ama particolarmente la dolce e remissiva Fanny, chi invece la trova un po' antipatica, bacchettona e poco vivace.
Fino a qualche anno fa mi stava incredibilmente simpatica. La sua dolcezza, la sua timidezza mi intenerivano.
Stranamente questa lettura (distante più di un anno dalla precedente) mi ha fatto cambiare idea. Fanny non mi risulta certo antipatica, però ci sono stati momenti in cui avrei voluto prenderla per le spalle, scuoterla e dirle "Dai, svegliati! Manda a quel paese la Zia Norris, di' il fatto tuo a Miss Crawford e prenditi Edward! Insomma, che aspetti?". Una reazione decisamente inaspettata da parte mia.
Forse Fanny rappresenta una parte di me che qualche anno fa era più importante, e che negli ultimi tempi è cambiata. MA sono molto curiosa di sapere a cosa mi porteranno le prossime riletture.

domenica 6 febbraio 2011

Ulisse, di Antonio Spinosa

Il sottotitolo ("libera interpretazione dell'Odissea") dice tutto. Non è l'Odissea, ma l'Odissea vista con gli occhi dell'autore. E sono due cose ben diverse. L'Ulisse di Spinosa non è un uomo dell'età del ferro, ma un uomo di oggi. 
Ulisse ha un rapporto molto ambivalente nei confronti della vita, un rapporto che io, da italiana all'estero, in parte condivido. Da un lato il fascino del viaggio e la scoperta, dall'altro la famiglia lontana, la casa, le radici. Ed è difficile per lui, come per me, decidere se e quando fermarsi, capire quale delle due realtà porti ad una maggiore serenità. E attraverso l'incontro-scontro con nuove realtà, attraverso il compromesso con il passato Ulisse alla fine cresce, e sceglie, come tutti noi dovremo un giorno fare (anche se non necessariamente condividendo le sue scelte). Francamente non ricordo quanto tutto questo faccia parte dell'Odissea originale (ho deciso di rileggerla per scoprirlo) ma in ogni caso lo trovo un'ottima rivisitazione moderna del mito antico. Lo stile, in particolare, è arcaico e poetico, crea un legame interessante con l'originale.
E, aggiungerei, in Ulisse vedo un italiano. Un uomo spesso meschino, sbruffone, lagnoso, incoerente, per molti aspetti un anti-eroe. 
Forse è proprio per questo che mi sta simpatico...è un Ulisse profondamente umano e moderno... 

venerdì 4 febbraio 2011

Cura e manutenzone della donna, di Jerome Klapka Jerome


Un Jerome un pochino piu' pensieroso e meno ridanciano di quello conosciuto attraverso i tre uomini in barca, piu' in linea con "I pensieri oziosi di un ozioso". Queste brevi riflessioni sul tema della donna mi sono piaciute molto per l'amore che Jerome dimostra di portare al sesso femminile. Le sue critiche scherzose, le sue prese in giro, la sua ironia non riescono a nascondere un rispetto e un apprezzamento che traspaiono fra le righe. Apprezzamento per la donna in quanto tale, che porta al disprezzo di quelle pratiche estetiche che sviliscono la donna come individuo per renderla una semplice Barbie uguale a tutte le altre. Risulta infatti attualissimo l'ultimo capitolo. Leggerlo oggi, un centinaio di anni dopo il momento in cui e' stato scritto, in un mondo gonfiato dal botulino e dal silicone, fa decisamente uno strano effetto...

mercoledì 2 febbraio 2011

Strane creature, di Tracy Chevalier


Quando si pensa agli albori della paleontologia, lo scopritore dei dinosauri è spesso presentato come un incrocio fa Charles Darwin, il prof. Lidenbrock (lo scienziato pazzoide-genialoide del "Viaggio al centro della terra", per capirci) e Indiana Jones. Un aristocratico ottocentesco un po' scienziato un po' esploratore, un po' genio, un po' bizzarro.
Questo libro, invece, punta il riflettore su due personaggi molto diversi da questo stereotipo. Una ragazzina e una sfiorita zitella che ha superato ormai l'età da marito sono le protagoniste di numerose scoperte importanti, fra cui alcuni dei bellissimi ittiosauri e plesiosauri esposti a Londra.
Tracy Chevalier è abituata a parlare di donne: donne importanti, donne comuni, Dei suoi libri ho letto solo "La Dama e l'Unicorno" e "La ragazza dall'orecchino di perla", che pur essendo bellissimi mi hanno molto amareggiato. L'autrice infatti parla sempre di donne che nonostante tutto alla fine si ritrovano a dover sottostare ad un mondo maschilista quale è stato, e in parte ancora è, il nostro. Pur accettando questa scelta se inserita in un contesto di veridicità storica, non la condivido per il semplice motivo che stiamo parlando di romanzi. E nel romanzo l'autrice avrebbe anche potuto decidere di regalare una piccola vittoria ai suoi personaggi femminili. In questo libro finalmente arriva la vittoria, ed è completa.
L'autrice tratta con delicatezza molti temi interessanti: l'apporto dato alla scienza e alla conoscenza dagli appassionati o dalla gente semplice e incolta, il ruolo delle donne nella scienza e le difficoltà che hanno dovuto superare per accedervi, la rivalità fra scienziati.
Ma soprattutto narra la storia avvincente di una scoperta, di un faccia a faccia con dei terribili mostri marini, visto con gli occhi di chi per primo se li è trovati davanti, non avendo la più pallida idea di cosa fossero. E la storia di un'amicizia.
Molto bello, e scritto benissimo.
P.S.: secondo me il titolo, "Remarkable cretures" è tradotto male, ma la copertina la trovo fantastica.
P.S. per gli amanti di Jane Austen: parla di Lyme, e secondo me ha decisamente qualcosa di "Persuasione"