lunedì 31 gennaio 2011

I racconti dei Vedovi Neri, di Isaac Asimov



Asimov cresce sempre di più nella mia stima. Oltre al grandissimo scrittore di fantascienza che tutti conosciamo, allo spiritoso ma bravo scienziato che molti conoscono, questo libro ne dimostra le grandi capacità di giallista. Già in altri romanzi (ad esempio "Abissi d'acciaio", "Il sole nudo") Asimov aveva sviluppato trame "gialle" in ambientazione fantascientifica, ma in questi racconti dei Vedovi Neri l'ambientazione è molto più classica, anche se non manca un pizzico di ironia.
Un gruppo di amici ha voglia di incontrarsi al riparo dalle rispettive mogli. Decidono quindi di creare un club, il club dei Vedovi Neri, appunto, le cui riunioni si svolgono una volta al mese, seguendo un rituale ben preciso.
Per caso si inizia a parlare di misteri, poi per scelta si continua. In questo libro sono raccolti 12 casi curiosi (non necessariamente delitti), e la particolarità che mi è piaciuta di più riguarda il metodo investigativo: nessuna indagine, soluzioni praticamente immediate e frutto della sola deduzione. Ogni caso viene velocemente tratteggiato nelle linee essenziali, rendendo i racconti molto scorrevoli e di facile lettura. 
Quando leggo i gialli, ci metto sempre parecchio ad imparare i personaggi, i rispettivi ruoli, i rapporti che intercorrono fra gli stessi. In questi racconti questa parte viene direttamente tralasciata, e non se ne sente la mancanza.
Un'ulteriore prova di bravura per uno dei miei scrittori preferiti.
Bellissimo.

giovedì 27 gennaio 2011

Zero o le cinque vite di Aemer, di Denis Guedj



Come già detto Denis Guedj mi piace molto. Amo il modo che ha di mescolare sapientemente archeologia, storia, matematica e filosofia, amo il suo stile, amo le sue storie. Ho letto parecchi dei suoi romanzi e ognuno mi e' piaciuto più del precedente. Tranne questo.
Quando ho iniziato questo libro mi ha molto deluso. Racconta cinque storie, cinque "reincarnazioni" in epoche successive della stessa donna: Aemer. Ur, Babilonia, Baghdad, la guerra del golfo. Queste cinque storie hanno come sottofondo la scoperta, o meglio l'invenzione dello 0, e il suo ruolo fondamentale nella matematica.
Di partenza la storia della reincarnazione mi piace poco. Mi sembra uno di quei trucchetti che gli scrittori con poca fantasia utilizzano per rendere la loro opera più appetibile, spesso senza riuscirci. In questo caso, anche se in effetti non stona, mi sembra che la riproposizione dello stesso personaggio nelle cinque storie tolga qualcosa al romanzo invece di aggiungerlo. 
Mi ha inoltre dato fastidio la figura della protagonista, questa donna bellissima, quasi divina nelle sue fattezze perfette. Sono stanca di donne bellissime e perfette. Aemer mi sembra tanto una di quelle ragazze da pubblicità: bella, intelligente, in molte delle storie con un lavoro o un ruolo sociale importante, risolve i suoi problemi e quelli degli altri con grazia e saggezza. Come una cartolina troppo curata, bella da guardare, ma troppo finta per risultare vera. Ho voglia di personaggi veri, a tutto tondo, magari antipatici, magari stupidi, ma veri.
Al di la' delle antipatie personali trovo che il maggiore difetto di questo libro sia la brevità delle storie. Guedj, maestro nei romanzi, sembra costretto dalla struttura della storia breve, per non dilungarsi troppo tralascia elementi di cui il lettore sente la mancanza (sia al livello di trama, sia al livello di spiegazioni scientifiche o di ambientazione). L'idea è buona, e la storia dello zero risulta sicuramente affascinante, ma avrebbe dovuto svilupparla di più, con più calma.
Peccato, se invece che un libro solo fosse stato una serie di romanzi (alla Ramses, per capirci) ci avrebbe guadagnato immensamente.

martedì 25 gennaio 2011

Le avventure di Rodney Stone, di Arthur Conan Doyle



La storia di un giovane alle soglie della maturità, in bilico fra una carriera in marina e una posizione nel gran mondo, e di un suo amico appassionato dalla boxe. Un tema forse atipico per l'autore di Sherlock Holmes. 
Mi ha dato l'impressione di un libro di avventura per ragazzi, ma anche se la storia puo' sembrare (a prima vista) poco interessante e priva di particolari eventi, va detto che la ricostruzione storica e' di prim'ordine. Questo romanzo permette di fare un tuffo nell'Inghilterra ottocentesca, da un punto di vista molto interessante. Sembra una controparte maschile dei romanzi della Austen, tanto quella e' tipicamente femminile nella sensibilita', nella scelta dei temi e nei personaggi, tanto questo e' maschile nelle stesse caratteristiche. E la trattazione delle situazioni da un punto di vista quasi "fanciullesco", di un giovane alle soglie dell'eta' adulta, rende questo romanzo particolarmente apprezzabile anche da un pubblico femminile. Inoltre, da brava appassionata di Conan Doyle posso dire che proseguendo nella lettura,  emergono tanti particolari sviluppati anche nei suoi romanzi piu' noti. A partire dalla boxe per arrivare a.... beh, non saro' cosi' carogna da rovinarvi la sorpresa! :P

sabato 22 gennaio 2011

La sovrana lettrice, di Alan Bennett



Divorato in un paio di giorni. Scoperto su Anobii devo ammettere che me lo aspettavo più sostanzioso in termini di pagine, è stata una delusione scoprire che non raggiunge pagina 100. Soprattutto perché mi è piaciuto un sacco. Spiritoso, divertente, a tratti vagamente surreale. Mi ha fatto riflettere, fra le altre cose, sul ruolo della Regina d'Inghilterra. Ho letto solo due libri che ne parlano, questo e "Queen Camilla" di Sue Townsend, entrambi umoristici, quindi non posso dire di essere particolarmente ferrata sull'argomento, però mi hanno stimolato qualche riflessione. 
In entrambi la Regina è vista in una veste privata, come ad "umanizzare" un'immagine quasi sovrumana. E in entrambi i casi si pone l'accento sul suo ruolo di riferimento. Nessun altro personaggio ha il suo carisma, il suo rigore, nessun altro personaggio è alla sua altezza. Nessun altro membro della Famiglia Reale è considerato come lo è lei. una figura estremamente carismatica, un punto di riferimento in ambito morale oltre che politico, un'incarnazione dello spirito britannico e il simbolo della continuità con il passato. 
Non so se quello che ho scritto è vero, ma se lo fosse è un punto di vista che mi piace.

mercoledì 19 gennaio 2011

In carne ed ossa, DNA, cibo e culture dell'uomo preistorico. di Gianfranco Biondi, Fabio Martini, Olga Rickards e Giuseppe Rotilio



L'idea di questo libro ricorda "A cena dai Neandertal" ma la struttura risulta completamente diversa. Mentre in quello si seguiva la cronologia, il saggio che presento è suddiviso in tre sezioni separate, ognuna incentrata su una tematica diversa ed ognuna scritta da autori diversi.
La prima parte è opera di Gianfranco Biondi e Olga Rickards, e tratta dell'evoluzione dell'uomo da un punto di vista antropologico. Si parla di ossa e di poco altro. Il tema è potenzialmente interessante, ma la trattazione non mi ha entusiasmato: lo stile è poco scorrevole e noioso, inoltre il testo risulta una ripetizione di quanto scritto nei precedenti libri degli stessi autori. Sono convinta inoltre che l'argomento necessiterebbe uno sguardo un po' più ampio, che sappia soffermarsi sui diversissimi ma intriganti aspetti che hanno portato all'evoluzione dell'uomo. 
La seconda sezione è scritta da Giuseppe Rotilio, e spiega da un punto di vista biochimico e fisiologico gli effetti dei cambiamenti della dieta sull'evoluzione umana. In questi capitoli si possono trovare continui richiami agli studi osteologici, isotopici, biochimici e genetici. Interessantissimo e scritto molto bene, è alla portata di chiunque abbia una base scientifica scolastica. Nonostante i concetti siano spesso complessi, vengono spiegati accuratamente e risultano di facile comprensione. Unico piccolissimo neo: mi sarei aspettata che parlasse anche delle modificazioni genetiche che hanno permesso all'uomo di digerire il latte (persistenza della lattasi) avvenute a partire dal neolitico. Il libro si ferma immediatamente prima, e secondo me è un po' un peccato. 
La terza sezione scritta da Fabio Martini si occupa delle culture umane durante il Paleolitico, completa così il quadro generale. Illeggibile. E' infarcito di paroloni e di involuzioni linguistiche, mi è stato necessario rileggere le frasi tre volte per capire ciò che dicono, e ho studiato per anni l'argomento. 
Secondo me se avessero scritto un libro unico e non tre sezioni completamente diverse il tutto sarebbe risultato più organico e piacevole, invece in questo modo se ne salva solo un terzo, ed è facilissimo individuare difetti e pregi di ogni autore.

lunedì 17 gennaio 2011

L'animale donna, di Desmond Morris


Non ho letto "la scimmia nuda" ma da un autore così conosciuto mi aspettavo molto di più. Questo saggio è una raccolta di informazioni curiose e interessanti, ma messe insieme a teorie scientifiche assolutamente discutibili che lo rendono superficiale, ascientifico e, a conti fatti, inutile.
Il libro descrive in ogni capitolo una parte del corpo femminile, dai capelli ai piedi, spiegando le ragioni evolutive delle differenze fra uomo e donna, condite da aneddoti e curiosità etnografiche. L'idea sembra interessante,, ma ci sono tante e tali sciocchezze fatte passare per scienza che diventa illeggibile.

Ad esempio, l'autore introduce più di una volta una cosiddetta teoria scientifica che vorrebbe l'uomo derivante da forme acquatiche, il che spiegherebbe l'assenza di pelo, la presenza dell'imene (tipico dei mammiferi marini), e secondo alcuni anche la stazione eretta. Avendo studiato in dettaglio l'evoluzione dell'uomo posso dire che questa teoria ha un peso scientifico nullo nei libri di testo, nelle lezioni a livello universitario, negli articoli scientifici. Naturalmente nessuno vieta di citarla, ma parlarne per due o tre volte in un libro divulgativo mi sembra quantomeno azzardato, l'assenza di una critica puntuale può dare l'impressione che questa ipotesi abbia più peso negli ambienti scientifici di quanto non sia vero.

Poi un'altra cosa che mi ha dato parecchio fastidio è la tendenza a ridurre le differenze fisiche fra maschi e femmine della specie umana alla presunta differenziazione dei ruoli durante la preistoria. L'uomo è più alto, ha più muscoli, corre più veloce, ha il naso fatto in maniera diversa perché tutto ciò era importante per la sua vita da cacciatore. La donna invece è più bassa, ha meno massa muscolare eccetera perché faceva la raccoglitrice, e a lei queste caratteristiche non servivano.
Vorrei far notare all'illustre scrittore che il dimorfismo sessuale è presente (e più marcato che nell'uomo) sia nei primati a noi più prossimi (gorilla e scimpanzé) sia nei nostri antenati di svariati milioni di anni fa (australopiteci e parantropi, o comunque li si voglia chiamare). Gli scimpanzé e i gorilla cacciano pochissimo, e gli antichi ominidi citati sembra che al massimo si limitassero a rubare le carcasse di animali appena uccisi ai predatori e agli sciacalli. Teorie scientifiche accreditate, inoltre, mettono in relazione la differenza di dimensione fra i sessi fra i primati con la struttura sociale, più che con le strategie di ricerca del cibo.

Poi parliamo delle Veneri. Le Veneri sono statuine femminili risalenti al Paleolitico superiore e alle epoche successive. Quelle paleolitiche soprattutto sono caratterizzate da fianchi, seno e ventre particolarmente pronunciati, e testa e piedi normalmente solo abbozzati.



Veneri paleolitiche, nell'ordine: Dolni Vestonice (Repubblica Ceca), Hohle Fels (Germania), Savignano (Italia), Willendorf (Austria), Lespugue (Francia, ricostruzione, l'originale è rovinato fra il seno e la pancia)

Secondo l'autore del libro questo dimostra che le donne paleolitiche, così come le donne ottentotte e boscimane, soffrivano di steatopigia, un accumulo esagerato di grassi sui glutei. Secondo la stessa logica allora avrebbero dovuto essere prive di braccia, di piedi e con teste minuscole e senza capelli (in molti casi, non tutti). 

Un'ultima riflessione, assolutamente soggettiva. L'autore parla dei caratteri femminili spiegando i motivi evolutivi per cui risultano più attraenti. Ad esempio dice che la donna mantiene più caratteristiche infantili rispetto all'uomo: e questo stimola l'istinto di protezione maschile e la rende più attraente. Ecco, io da brava donna mediterranea, morbida ma alta, con piedi e mani grandi eccetera mi sento un po' una schifezza a leggere che le caratteristiche più femminili (insomma, quelle della donna "evolutivamente perfetta") sono capelli biondi, carnagione chiara, mani e piedi piccoli, altezza ridotta. Persino il mio ombelico è sbagliato, dovrei averlo verticale invece che orizzontale.
E a pensarci bene mi sembra anche un punto di vista un po' sessista.

Pollice verso, insomma.

sabato 15 gennaio 2011

Maigret va dal coroner, di Georges Simenon



I libri di Maigret non sono solo gialli. Non si legge Maigret per scoprire l'assassino, quella è una piacevolissima aggiunta al valore del romanzo, principalmente si legge Maigret per scoprire il suo punto di vista su una determinata realtà.
Se di solito il mondo descritto e' quello di Parigi, ma non in questo romanzo, la cui ambientazione e' molto particolare.
Maigret vola negli Stati Uniti per lavoro, e in Arizona si ritrova a seguire, più per curiosità che per altro, un caso di omicidio.
Il punto di vista espresso sulla società americana e' molto sottile ma allo stesso tempo profondo. Simenon descrive una realtà esteriormente felice e spensierata, ma nel profondo lacerata dalla noia e dalla ricerca di una felicità solo fittizia e superficiale.
Non essendo mai stata in America non sono in grado di dire quanto questa descrizione corrisponda alla realtà, o vi corrispondesse nel momento in cui il romanzo e' stato scritto. Questo tuttavia non toglie nulla alla bravura dell'autore e alla bellezza del libro.
Senza dare un giudizio etico o morale, da semplice osservatore, Simenon descrive e rende comprensibile agli occhi europei un mondo distante e in parte inquietante nella sua inevitabilità.
Bellissimo

giovedì 13 gennaio 2011

Paris est une fête, di Ernest Hemingway



Ho comprato questo libro in una piccola, vecchia adorabile libreria di Ginevra, quando ci sono andata con AmicoLirico.

Era fra i libri nuovi, coperto di cellophane e contenuto in un cofanetto azzurro tutto sbrilluccicoso. Forse a causa del cofanetto, forse a causa del titolo non ho saputo resistere e l'ho comprato, anche se "Il vecchio e il mare" non mi era piaciuto per niente.

Questo libro mi ha completamente riconciliato con l'autore, l'ho trovato bellissimo. Mi ha aperto le porte di un mondo incredibile: il mondo letterario della Parigi degli anni '20 e '30.
L'autore racconta l'ambiente culturale di quegli anni in modo estremamente vivido, prende per mano il lettore e lo accompagna fra critici d'arte, scrittori più o meno famosi, locali, parchi e viuzze di Parigi, rievocando la sua giovinezza, le sue ansie ma anche la spensieratezza che lo animava in quel periodo.

Secondo me la bellezza incredibile di questo libro risiede nella città. E' una Parigi senza tempo, sempre nuova ma sempre riconoscibile. Nelle parole di Hemingway rivedo la Parigi in guerra di Remarque, la città rassicurante e quotidiana di Maigret e la strana, multiculturale, buffissima Parigi di Guedj. Vi riconosco la Parigi del dopoguerra vissuta da mio nonno, quella sessantottina di mia madre e la capitale europea civile e moderna che e' sempre stata e che mi ha accolto qualche anno fa. La città che, parafrasando Lewis Carroll, non smette mai di correre per non cambiare.

Un libro bellissimo.