domenica 13 novembre 2011

L'incantatrice di Firenze, di Salman Rushdie



Uno strano filo lega il Rinascimento Fiorentino e la maestosa corte Moghul indiana.
Una carambola di personaggi incredibilmente affascinanti, tratteggiati in modo superbo. Fra i grandi intellettuali del Rinascimento Fiorentino (Machiavelli, Botticelli, per citarne solo due, si racconta persino la storia di questo quadro del pittore) spuntano come boccioli personaggi a metà fra il reale e l'immaginario, aneddoti interessanti. E sopratutto incanti. Incanti di ogni tipo, dalla magia creatrice dell'artista nell'atto di dare forma al suo capolavoro all'annullamento totale della coscienza e consapevolezza di una persona, dal potere della maestà reale agli effetti miracolosi di unguenti e profumi, dalla magia di una voce che riesce a dire sempre la cosa giusta al momento giusto alla potenza assoluta dell'amore. E sopra a tutti gli altri l'incanto supremo di Rushdie, che non dà scampo, non lascia tregua. Le pagine scorrono veloci, la storia si sviluppa attraverso meandri e deviazioni, ma l'attenzione del lettore è catturata dall'inizio alla fine.
Questo libro mi è sembrato come una giostra antica, con i cavalli, le carrozze, tanti animali strani e tante decorazioni preziose, un po' barocche, in oro, avorio, rosso porpora, verde.
Una giostra che è già in movimento quando la si guarda per la prima volta e che cattura con la sua melodia orientale, un profumo inebriante e il suo movimento veloce, che non permette di distinguere se non qualche colore, un particolare sfocato qua e là. La musica, il movimento e la fragranza ipnotizzano e non permettono agli occhi di distogliersi nemmeno un secondo dallo spettacolo.
E le pagine aumentano, la giostra ogni tanto gira più lentamente permettendo di avere una vaga idea degli animali che la popolano. La musica, il profumo e il movimento creano il presupposto per uno stato vicino alla trance, al dormiveglia, in cui tutto ciò che si vede, tutto ciò che si capisce e tutto ciò che non si capisce si fonde in un generale stato di soddisfazione e benessere. I nomi non contano, i personaggi si fondono l'no nell'altro, la storia semplicemente trascina con sé senza dare il tempo di soffermarsi sui particolari, ma permettendo di godere della meraviglia dell'insieme.
La giostra piano piano diminuisce la sua velocità,fino a fermarsi. L'incanto però non si spezza.
Bellissimo, non saprei trovare un motivo per non consigliarlo caldamente.


Voto: 10

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