domenica 6 novembre 2011

Le finestre di fronte, di Georges Simenon




La cosa bella dei libri è la loro versatilità. Un libro non viene mai letto da un solo punto di vista, nelle stesse parole, nelle stesse pagine ognuno può vedere ciò che vuole, come in una sorta di specchio.
Questo libro secondo la quarta di copertina parla di totalitarismo, di controllo assoluto. Viene considerato un capolavoro in questo genere.
Io ci ho letto tutt'altro. Vi ho trovato principalmente incomunicabilità,  solitudine. Una solitudine annichilente, che non può essere compensata da nulla nemmeno dalla chimera dell'amore. La solitudine legata non all'azione di controllo di un potere esterno o alle barriere linguistico/culturali tipiche della vita in un paese straniero, ma alla presenza ineluttabile di barriere mentali, che impediscono la più semplice comunicazione. L'interazione, quando c'è, avviene come fra animali diversi in gabbie vicine: ci si vede, ci si studia, ma non ci si capisce. Ognuno rinchiuso nel suo piccolo ristretto mondo, senza via di scampo, senza alcuna possibilità di contatto. 
Personalmente ho letto questo libro non in chiave politica ma umana. La solitudine di ognuno di noi di fronte a un mondo incomprensibile, a tratti comico nella sua tragicità. 
E come nella tradizione tragica greca non c'è possibilità di salvezza. L'unico barlume di speranza muore ancor prima di nascere, trascinando il protagonista in una caduta inarrestabile verso l'isolamento completo, verso l'atarassia o l'annullamento totale.

voto: 10


1 commento:

  1. come giustamente dici i libri sono belli proprio per questo, ogni lettore aggiunge qualcosa al testo. Simenon mi attende da molto...chissà che non sia la volta buona

    http://secondodreca.altervista.org/

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