giovedì 18 agosto 2011

Lettera a un giovane amico, di Luciano Luisi



Come dice il titolo questo breve saggio suddiviso in 10 capitoli è scritto sotto forma di lettera a un giovane. In questo modo l'autore può trattare temi complicati e delicati come l'essenza della poesia e la religione non da un punto di vista oggettivo e cattedratico, ma con un linguaggio semplice e diretto, arricchendo il testo con esempi tratti dalla sua esperienza, ricordi, citazioni.
Luisi conosce a fondo gli argomenti di cui parla, e il suo stile piacevole rende interessanti anche concetti che presentati in altro modo potrebbero risultare noiosi.
Durante la sua vita l'autore ha potuto conoscere numerosissimi intellettuali di diversi campi, principalmente la letteratura. Concetti e insegnamenti raccolti durante le interviste e gli incontri con questi grandi uomini sono disseminate qua e là nel volume, arricchendolo a mio parere di una dimensione nuova, quella della testimonianza diretta. Nello specifico la testimonianza diretta che ci viene proposta nel libro è ancor più preziosa perché estremamente labile. Se vent'anni fa molti intellettuali ancora ricordavano ciò che Luisi ci racconta, con il passare del tempo alcuni di loro sono scomparsi, e altri non sono più in grado di raccontarci le loro esperienze. E nonostante siano rimasti numerosi testimoni del passato (libri, articoli, interviste) il contatto con chi queste esperienze e questi incontri li ha vissuti in prima persona è incredibilmente illuminante.
Un ulteriore pregio di questo libro è quello di vedere le cose da un punto di vista attuale: da Dante a X facto l'autore vive nel presente, e lo dimostra integrando eventi e testimonianze passate in un contesto dei nostri giorni.

Il libro ha due difetti, a mio parere. Una distrazione e un punto di vista che non condivido.

La distrazione si riferisce ai diversi errori di battitura che ho trovato. Una lettura più attenta avrebbe potuto evitarli facilmente.

Il punto di vista che non condivido quello espresso sui giovani. Nemmeno molto velatamente Luisi si innervosisce nei confronti dei giovani d'oggi, persi in un oceano di contemporaneità, ma che non conoscono nulla di ciò che è stato prima di loro. Migliaia di giovani persone che non hanno un'idea di chi siano Magritte, Steinbeck, Cronin…
A questo commento risponderei: forse Luisi ha ragione (anche se non ne sono pienamente convinta, ma non ho gli strumenti per sostenere la mia tesi) ma di chi è la colpa?
Mio nonno (più o meno coetaneo dell'autore) mi ha sempre regalato libri, classici per l'infanzia, romanzi adatti alla mia età (è morto purtroppo quando ero alle soglie dell'adolescenza), e mi ha sempre parlato. Mi ha sempre raccontato la sua vita, mi ha fatto discorsi più o meno seri, mi ha portato alle mostre d'arte, mi ha fatto vedere i suoi film, mi ha cantato le canzoni della sua epoca, in breve mi ha aperto una finestra sul suo mondo. E ora che non c'è più la finestra è ancora aperta.
Mia madre e mio zio, suoi figli, hanno continuato. È grazie a loro che conosco Steinbeck e Beckett (che non mi piacciono) e Hemingway e Remarque (che mi piacciono).

I nipoti di Luisi hanno letto Steinbeck? Riconoscono un quadro di Magritte? Da quello che scrive evincerei di no. E se è così la colpa è anche (o solo) sua, non ha aperto loro la sua finestra. E in questo caso non ha diritto di lamentarsi di questa situazione.

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