lunedì 8 agosto 2011

L'anima delle Dolomiti, di Carlo Felice Wolff


All'inizio dello scorso secolo un uomo passava il suo tempo camminando sui sentieri dolomitici, entrando nei masi, e parlando con gli anziani, chiedendo loro di raccontargli una storia. Un po' come fece Calvino con le nostre Fiabe Italiane.
Qust'uomo era Karl Felix Wolff (sulle edizioni italiane dei suoi libri il nome è stato tradotto): giornalista, soldato, appassionato di antropologia e aedo moderno.
Attraverso un lungo lavoro ha raccolto ciò che era rimasto delle antichissime saghe dolomitiche e l'ha trascritto in una serie di libri. L'anima delle Dolomiti raccoglie una parte della meravigliosa saga del Regno dei Fanes, più alcuni racconti non collegati fra di loro.
E' un libro bellissimo. Le storie sono nella maggior parte dei casi incredibilmente tristi, disperate. Ma, nonostante io detesti tutto ciò che è triste, mi hanno affascinato profondamente, e non ho potuto fare a meno di comprare altri libri dello stesso autore.
Credo che la magia contenuta in questo libro sia legata non solo alle storie in sé, ma alla profonda conoscenza che l'autore ha dei luoghi, del modo di pensare, del mondo fisico e spirituale che le ha create. In questo senso vedo Wolff (che ammette di aver a volte integrato ciò che aveva ascoltato dagli anziani) come l'ultimo di una lunga tradizione di narratori delle antiche gesta. Gesta che si sono trasmesse di nonno in nipote, con infinite modifiche e correzioni ad ogni generazione. Personalmente non biasimo Wolff per averci messo del suo, lo vedo solo come l'ultimo aedo dolomitico, non un semplice trascrittore di ciò che ha ascoltato, ma un vero e proprio narratore che si inserisce nella tradizione a lui precedente e segue le regole non scritte delle tradizione orale, sempre aperta all'interpretazione e alla modifica personale.
Bellissimo.

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