mercoledì 9 marzo 2011

Uno studio in rosso, di Arthur Conan Doyle


Da adolescente andavo pazza per Sherlock Holmes. Mi piaceva molto il suo modo scientifico di risolvere i casi, la sua aura da "supereroe", e perfino l'atmosfera cupa e un po' gotica dei suoi romanzi (che di norma aborro). Lessi parecchi racconti, e Il mastino dei Baskerville. Qualche tempo dopo trovai questo libro a casa di Indiana Zio, una sera che dormivo lì, e decisi di leggerlo. Mi piacque molto il racconto dell'incontro fra Holmes e Watson, gli inizi della loro amicizia, e apprezzai le notizie relative al loro passato, che mi aiutavano a capire meglio alcuni riferimenti trovati negli altri libri. La storia mi prese, come sempre: un sacco di indizi strani, alcune piste più o meno plausibili, poi il colpo di scena. Holmes scopre l'assassino, un tizio mai visto e mai sentito fino ad allora. Fine.
E inizia la storia strappalacrime di una cosa che non c'entra niente. L'ho letta per qualche pagina ma era davvero troppo strappalacrime per me, e ho chiuso il libro.
Una domanda sorge spontanea: cosa????
Insomma, tu, il re del giallo, mi scrivi una storia osannata dai più in cui l'investigatore prende un tizio mai sentito, dice che è l'assassino ma poi non dimostra come l'ha scoperto, o perché? Non ci vuole certo un genio a scrivere un giallo del genere....
Quello che non capii all'epoca, abituata ai racconti, era che la seconda parte del libro non era un racconto a sé, ma si collegava (dopo una ventina o più di pagine) alla storia letta nella prima parte. Me ne sono accorta qualche giorno fa quando l'ho riletto.
Devo essere sincera, non mi è piaciuto molto. Di Sherlock Holmes mi piacciono le deduzioni brillanti, le indagini, al massimo le atmosfere fumose di Londra, le 50 pagine di storia quasi completamente slegata dal mistero principale, con l'aggravante del finale triste non fanno per me. Tornerò a leggere i racconti, li apprezzo molto di più.

2 commenti:

  1. Prima di abbandonare i romanzi, prova con il Segno dei Quattro. Si tratta del libro che ha salvato Sherlock Holmes, che era quasi stato stroncato da Uno Studio in Rosso.

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  2. In realtà sono un'appassionata di Sherlock Holmes. Nell'adolescenza ho letto tutti i romanzi e i racconti (solo "uno studio in rosso" lo avevo letto per metà, come ho detto nel post). I romanzi sono sicuramente belli, però i racconti mi piacciono di più. Riprenderò in mano "Il segno dei quattro", comunque :)

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