mercoledì 16 marzo 2011

Manuale di conversazione, di Achille Campanile


Achille Campanile è uno dei miei autori preferiti fin dal nostro primo "incontro", quando, intorno ai 14 anni, per rallegrare una settimana di febbre mia madre mi regalò "In campagna è un'altra cosa".
Per chi non conoscesse questo autore, si tratta del più grande umorista italiano del XX secolo. Mi sembra già di sentire fior di persone serie che borbottano (mi è già capitato) Ah, l'umorismo, robetta da Zelig, non certo grande letteratura. Chiunque dica una cosa del genere non conosce Campanile. In questo autore la battuta spiritosa, il gioco di parole, il doppio senso (sempre molto pudico, per gli standard odierni) diventano arte.
Una percentuale importante dei suoi libri è proprio così, da ridere fino alle lacrime senza riuscire a smettere, magari da soli, a letto, creando una perfetta parentesi di benessere all'interno del trambusto quotidiano.
Poi ci sono i libri come questo. Riflessioni intime e personali sulla vita e sul mondo.
Quando si legge "Manuale di conversazione" si ride poco. Si sorride molto, però, ritrovando nelle parole dell'autore tanti dei propri pensieri inespressi, tanto della tenerezza che lega al passato, tanto della propria vita quotidiana. In alcuni casi una piccola lacrima scende sulla guancia, nel riconoscere la giustezza e l'universalità di alcune riflessioni amare.
Anche se preferisco leggere il Campanile ridanciano considero questo libro una raccolta di tanti piccoli gioielli, che gettano luce su questo, a mio parere, grandissimo autore. La risata di Campanile non nasce dalla superficialità di chi è sempre felice, ma dalla piena consapevolezza delle difficoltà della vita, con la convinzione che l'unica arma in nostro possesso per rendere i problemi più sopportabili è proprio il sorriso.

Nessun commento:

Posta un commento