domenica 13 febbraio 2011

Otto piccoli porcellini, di Stephen Jay Gould


Da brava quasi paleontologa non posso non amare Gould. Il suo modo di raccontare la natura e l'evoluzione è davvero appassionante. Ho letto varie sue raccolte di saggi, ma sempre abbastanza vecchie. E' la prima volta che leggo una raccolta fra la più recenti, e mi ha colpito sotto vari aspetti, qualcuno anche negativo.
Innanzi tutto si vede chiaramente che Gould è più maturo. Il suo stile leggendario acquista ancora più profondità, compaiono temi più attuali e "impegnati" (fra cui il rapporto uomo ambiente nella nostra società), e aumentano le incursioni in ambiti inaspettati (bellissimo il saggio sui meccanismi del ricordo). Inoltre c'è una trattazione abbastanza approfondita della sua teoria degli equilibri punteggiati.
Il libro è lunghissimo, sono 31 saggi, più di 500 pagine. Dal mio punto di vista avrei preferito piuttosto due libri, sarebbero stati molto più leggeri e godibili.
Il testo è diviso in varie sezioni. La prima analizza il rapporto uomo ambiente e gli effetti dell'azione antropica su alcuni ecosistemi. Il tema è decisamente interessante e trattato con maestria, però non l'ho letta con piacere, mi ha fatto riflettere e rattristato (come del resto è giusto che sia).
La seconda parte tratta di quattro temi che chiunque abbia studiato paleontologia dei vertebrati conosce molto bene: la convergenza fra rettili marini e pesci, nello specifico ittiosauro e squalo; l'evoluzione degli ossicini dell'udito nel passaggio fra anfibi e rettili e poi fra rettili e mammiferi; il rapporto evolutivo fra polmoni e vescica natatoria e la storia degli arti a 5 dita. E' la sezione che mi è piaciuta di più, mi ha ricordato le meravigliose lezioni di paleontologia dei vertebrati. Non mi risulta che Gould abbia scritto un libro di testo su questo argomento, e se è così lo trovo davvero un peccato, la sua prosa avvincente e il tema interessantissimo ne avrebbero fatto un libro molto piacevole.


La terza parla dell'influsso del contesto storico, filosofico e sociale sulle teorie scientifiche e sulla loro comprensione. Permette una riflessione su alcuni errori che compiamo spesso quando studiamo teorie sviluppate in passato. In questi casi è forte la tentazione di leggerle con i nostri occhi, e non con quelli di chi le ha scritte, con il rischio di fraintendimenti clamorosi. Mi è piaciuta particolarmente la storia della celeberrima cronologia biblica proposta da Ussher che fissa la data della creazione nel 4004 a.C: non ne sapevo molto e mi ha divertito molto scoprire su quali basi è stata fissata e il perché della sua fama.
La quarta sezione si intitola "Meditazioni" e presenta un Gould che potrei definire filosofo, che si interroga sul rapporto che abbiamo con il passato. Il nostro punto di vista sul passato è condizionato da tutta una serie di preconcetti in parte insiti nella nostra natura, in parte indotti dal contesto storico nel quale viviamo. E' sempre importante conoscere questi nostri limiti e cercare di tenerli in considerazione quando possibile.
La quinta parte è una gradita sorpresa, tratta della condizione e dell'evoluzione umana. Molto interessante il saggio su Mozart, che dimostra una volta di più la grande abilità di Gould nel lavoro interdisciplinare.


Da qui in poi il libro diventa abbastanza tecnico. Se  questi capitoli fossero stati inseriti in un saggio più corto l'avrei apprezzati molto di più, invece devo ammettere che l'ho letti con difficoltà e mi hanno un po' annoiato. L'ultimissima parte l'ho letta davvero a forza, per finire il libro, forse dovrei riprenderla in mano con più calma. Doverosa eccezione il saggio sull'Hallucigenia, che ho trovato decisamente interessante.



In breve è un libro molto interessante per gli appassionati e per chi ne sa qualcosa, abbastanza ostico per chi non conosce bene il tema. La maggior parte dei saggi, presi da soli, sono decisamente accessibili, ma non condivido assolutamente la scelta di accorparne così tanti e variegati in un libro così lungo.

10 e lode a Gould, un 6- all'editore

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