martedì 22 febbraio 2011

Libri e amori a Los Angeles, di Karen Mack e Jennifer Kaufman



Ero in un momento no. Sono passata di fronte a un banchetto di libri, tutto a 4 euro. Ho visto la copertina. Ho letto la quarta di copertina. La protagonista è una giovane donna divorziata, appassionata lettrice, quando qualcosa nella sua vita non va si chiude in casa e legge, legge, legge, legge. Praticamente il mio sogno (se solo non ci fosse il "problemino" del lavoro). Quando ho letto "Colleziono nuovi libri allo stesso modo in cui le mie amiche comprano borse firmate. A volte mi basta sapere di averli e non mi pongo il problema se riuscirò a leggerli. Non che alla fine non li legga tutti, a uno a uno. Lo faccio. Ma il solo gesto di comprarli mi rende felice: la vita diventa più promettente, più appagante. E' difficile da spiegare, ma io mi sento, in un certo senso, più ottimista. Tutta la trafila dell'acquisto mi mette allegria." ho deciso che DOVEVO comprarlo. L'ho iniziato appena tornata a casa.

Le prime pagine sono piacevoli. Ma poi ha iniziato a darmi sui nervi. Intanto la protagonista non fa niente dalla mattina alla sera, ma campa di rendita. E si lamenta pure. Poi infila ogni due tre frasi una citazione, come se volesse far vedere quanto è colta. La maggior parte dei libri citati, però, sono di autori americani.
Poi c'è la difficile scelta fra due uomini affascinanti, dice la quarta di copertina. Il primo è a mio modesto parere un povero sfigato egoista, snob e presupponente e il secondo non mi ispira per niente. Mi sembra come se debba risultare simpatico a partire da un certo punto del libro solo per necessità di trama.
In generale si trova una superficialità irritante in tutte le vicende e i personaggi del libro. Alcune idee sono interessanti, ma svolte in modo talmente superficiale da risultare praticamente luoghi comuni.

Principalmente non sopporto questo libro per un motivo molto semplice. La protagonista non è un'amante dei libri, ma una persona con un difetto tipo ossessivo-compulsivo nei confronti della lettura. Dà un punto di vista deviato sull'amore per la lettura, come se chi legge lo facesse esclusivamente per sfuggire alla realtà circostante, e per tornare "normale" dovesse ridurre il ritmo delle sue letture. Un giudizio di merito che mi è sembrato assolutamente parziale, fuorviante e fuori luogo. Presentare le protagonista come amante della lettura equivale a presentare Hitler come "antipatico".

Questo libro mi sembra un'americanata idiota e superficiale. Orribile.

4 commenti:

  1. Posso sembrare supponente anche io?

    Leggendo il riassunto che fai della quarta di copertina, ancora prima di arrivare alla fine del tuo post, specialmente la frase
    "Colleziono nuovi libri allo stesso modo in cui le mie amiche comprano borse firmate. A volte mi basta sapere di averli e non mi pongo il problema se riuscirò a leggerli. Non che alla fine non li legga tutti, a uno a uno. Lo faccio. Ma il solo gesto di comprarli mi rende felice: la vita diventa più promettente, più appagante. E' difficile da spiegare, ma io mi sento, in un certo senso, più ottimista. Tutta la trafila dell'acquisto mi mette allegria."
    mi pareva chiaro che la protagonista era una shopaholic e niente altro...
    Ben diversa da te!

    Comunque non è forse possibile che gli scrittori abbiano usato un tipo di scrittura approssimativo e superficiale per rappresentare meglio la protagonista del libro?

    ---Alex

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  2. beh, Alex, io SONO una shopaholic di libri :D
    ricordati quello che ho scritto qui:
    http://paleomichi.blogspot.com/2010/09/drogata-di-libri.html
    Io compro decine e decine di libri per il piacere di averli, sento la necessità di essere circondata da libri. Quando sono depressa entro in libreria e ne esco felice e piena di buste. Per quanto riguarda l'anelito al libro e il momento dell'acquisto sono assolutamente d'accordo con la protagonista, è nel momento della lettura che andiamo in due direzioni opposte. Io non leggo per uscire dalla realtà come la protagonista del romanzo, ma per scoprire nuovi punti di vista, per "appropriarmi" delle esperienze di altre persone.

    Riguardo la tua domanda non credo che sia come dici. Alcune delle tematiche del libro sono molto interessanti (il rapporto con la famiglia, ad esempio), ma sono trattate in modo assolutamente banale. E' un contrasto troppo stridente per essere voluto, uno non si mette a parlare di psicosi se tutto quello che sa dire sembra tirato fuori dai proverbi. Se fossero stati in grado di trattare questi temi in modo intelligente non vedo perché non avrebbero dovuto farlo.
    Ci sono romanzi rosa che trattano con proprietà temi anche complessi, in questo invece mi sembra che li abbiano inseriti per dare una patina di serietà e di profondità che aiutasse a vendere.

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  3. Ma a te i libri piace leggerli, non solo acquistarli!!!

    Tu li compri per leggerli lei per comprarli.

    ---Alex

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  4. eh, dalla quarta di copertina non me ne ero accorta :) comunque almeno l'ho pagato poco! :D

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