giovedì 27 gennaio 2011

Zero o le cinque vite di Aemer, di Denis Guedj



Come già detto Denis Guedj mi piace molto. Amo il modo che ha di mescolare sapientemente archeologia, storia, matematica e filosofia, amo il suo stile, amo le sue storie. Ho letto parecchi dei suoi romanzi e ognuno mi e' piaciuto più del precedente. Tranne questo.
Quando ho iniziato questo libro mi ha molto deluso. Racconta cinque storie, cinque "reincarnazioni" in epoche successive della stessa donna: Aemer. Ur, Babilonia, Baghdad, la guerra del golfo. Queste cinque storie hanno come sottofondo la scoperta, o meglio l'invenzione dello 0, e il suo ruolo fondamentale nella matematica.
Di partenza la storia della reincarnazione mi piace poco. Mi sembra uno di quei trucchetti che gli scrittori con poca fantasia utilizzano per rendere la loro opera più appetibile, spesso senza riuscirci. In questo caso, anche se in effetti non stona, mi sembra che la riproposizione dello stesso personaggio nelle cinque storie tolga qualcosa al romanzo invece di aggiungerlo. 
Mi ha inoltre dato fastidio la figura della protagonista, questa donna bellissima, quasi divina nelle sue fattezze perfette. Sono stanca di donne bellissime e perfette. Aemer mi sembra tanto una di quelle ragazze da pubblicità: bella, intelligente, in molte delle storie con un lavoro o un ruolo sociale importante, risolve i suoi problemi e quelli degli altri con grazia e saggezza. Come una cartolina troppo curata, bella da guardare, ma troppo finta per risultare vera. Ho voglia di personaggi veri, a tutto tondo, magari antipatici, magari stupidi, ma veri.
Al di la' delle antipatie personali trovo che il maggiore difetto di questo libro sia la brevità delle storie. Guedj, maestro nei romanzi, sembra costretto dalla struttura della storia breve, per non dilungarsi troppo tralascia elementi di cui il lettore sente la mancanza (sia al livello di trama, sia al livello di spiegazioni scientifiche o di ambientazione). L'idea è buona, e la storia dello zero risulta sicuramente affascinante, ma avrebbe dovuto svilupparla di più, con più calma.
Peccato, se invece che un libro solo fosse stato una serie di romanzi (alla Ramses, per capirci) ci avrebbe guadagnato immensamente.

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