giovedì 13 gennaio 2011

Paris est une fête, di Ernest Hemingway



Ho comprato questo libro in una piccola, vecchia adorabile libreria di Ginevra, quando ci sono andata con AmicoLirico.

Era fra i libri nuovi, coperto di cellophane e contenuto in un cofanetto azzurro tutto sbrilluccicoso. Forse a causa del cofanetto, forse a causa del titolo non ho saputo resistere e l'ho comprato, anche se "Il vecchio e il mare" non mi era piaciuto per niente.

Questo libro mi ha completamente riconciliato con l'autore, l'ho trovato bellissimo. Mi ha aperto le porte di un mondo incredibile: il mondo letterario della Parigi degli anni '20 e '30.
L'autore racconta l'ambiente culturale di quegli anni in modo estremamente vivido, prende per mano il lettore e lo accompagna fra critici d'arte, scrittori più o meno famosi, locali, parchi e viuzze di Parigi, rievocando la sua giovinezza, le sue ansie ma anche la spensieratezza che lo animava in quel periodo.

Secondo me la bellezza incredibile di questo libro risiede nella città. E' una Parigi senza tempo, sempre nuova ma sempre riconoscibile. Nelle parole di Hemingway rivedo la Parigi in guerra di Remarque, la città rassicurante e quotidiana di Maigret e la strana, multiculturale, buffissima Parigi di Guedj. Vi riconosco la Parigi del dopoguerra vissuta da mio nonno, quella sessantottina di mia madre e la capitale europea civile e moderna che e' sempre stata e che mi ha accolto qualche anno fa. La città che, parafrasando Lewis Carroll, non smette mai di correre per non cambiare.

Un libro bellissimo.

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