mercoledì 19 gennaio 2011

In carne ed ossa, DNA, cibo e culture dell'uomo preistorico. di Gianfranco Biondi, Fabio Martini, Olga Rickards e Giuseppe Rotilio



L'idea di questo libro ricorda "A cena dai Neandertal" ma la struttura risulta completamente diversa. Mentre in quello si seguiva la cronologia, il saggio che presento è suddiviso in tre sezioni separate, ognuna incentrata su una tematica diversa ed ognuna scritta da autori diversi.
La prima parte è opera di Gianfranco Biondi e Olga Rickards, e tratta dell'evoluzione dell'uomo da un punto di vista antropologico. Si parla di ossa e di poco altro. Il tema è potenzialmente interessante, ma la trattazione non mi ha entusiasmato: lo stile è poco scorrevole e noioso, inoltre il testo risulta una ripetizione di quanto scritto nei precedenti libri degli stessi autori. Sono convinta inoltre che l'argomento necessiterebbe uno sguardo un po' più ampio, che sappia soffermarsi sui diversissimi ma intriganti aspetti che hanno portato all'evoluzione dell'uomo. 
La seconda sezione è scritta da Giuseppe Rotilio, e spiega da un punto di vista biochimico e fisiologico gli effetti dei cambiamenti della dieta sull'evoluzione umana. In questi capitoli si possono trovare continui richiami agli studi osteologici, isotopici, biochimici e genetici. Interessantissimo e scritto molto bene, è alla portata di chiunque abbia una base scientifica scolastica. Nonostante i concetti siano spesso complessi, vengono spiegati accuratamente e risultano di facile comprensione. Unico piccolissimo neo: mi sarei aspettata che parlasse anche delle modificazioni genetiche che hanno permesso all'uomo di digerire il latte (persistenza della lattasi) avvenute a partire dal neolitico. Il libro si ferma immediatamente prima, e secondo me è un po' un peccato. 
La terza sezione scritta da Fabio Martini si occupa delle culture umane durante il Paleolitico, completa così il quadro generale. Illeggibile. E' infarcito di paroloni e di involuzioni linguistiche, mi è stato necessario rileggere le frasi tre volte per capire ciò che dicono, e ho studiato per anni l'argomento. 
Secondo me se avessero scritto un libro unico e non tre sezioni completamente diverse il tutto sarebbe risultato più organico e piacevole, invece in questo modo se ne salva solo un terzo, ed è facilissimo individuare difetti e pregi di ogni autore.

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