venerdì 20 agosto 2010

La chioma di Berenice, di Denis Guedj


Già la copertina la dice lunga. Semplice ma elegante, bella, la stella, il profilo egizio (un faraone? Berenice?). Appena aperta la prima pagina entro nel mio mondo.
A me piacciono le storie. Storie sceme o storie intelligenti, storie vere o inventate. Basta che non siano tristi, o se proprio devono essere tristi che abbiano almeno un senso nella loro tristezza. Accetto la Storia solo sotto forma di storia.
Poi mi piace la scienza. Scienza di vario tipo: biologia, evoluzione (mon amour!), astronomia (quel poco che ne so), fisica (non la conosco per niente ma mi affascina), chimica (idem), paleontologia (mon amour pure lei), matematica (solo in piccole dosi, o raccontata molto bene) eccetera.
Poi mi piace la mitologia, quel modo che avevano gli antichi di andar indietro nel tempo, di esplorare le loro origini, di rispondere con la fantasia e la poesia alla domanda "da dove veniamo?".
Poi amo la Grecia antica. La culla della civiltà, quel faro a cui, volenti o nolenti, tutti noi europei moderni dobbiamo guardare con deferenza. Aristotele sarà pure stato razzista, Platone omosessuale (che scandalo signora mia!), Omero noioso, ma se dopo duemilaeunsacco anni ancora ce li ricordiamo, li leggiamo, ci ritroviamo nelle loro parole un motivo ci sarà.
Poi mi piace l'Egitto. Mi piace quel suo modo tutto suo di vedere le cose, quella incredibile modernità nascosta dietro alla sua apparente immobilità, il suo fascino, a sua poesia, i suoi meravigliosi geroglifici, lingua, religione e filosofia allo stesso tempo.
E poi mi piacciono i libri (ma no?)
Mettere insieme gli ingredienti, shakerare, ed ecco qui La chioma di Berenice.
La Storia: studiata a scuola nel libro di filosofia, forse citata nell'ora di matematica. La storia: un'avventura esaltante. E poi matematica, ma spiegata in modo chiaro e semplice, geografia, mitologia e sopra a tutto i libri.
Questo romanzo racconta come avvenne la prima misurazione del globo terrestre, ad opera di Eratostene di Cirene, matematico e direttore della grande Biblioteca di Alessandria. L'impresa, avventurosa e apassionante, è inscritta in una descrizione di quell'Egitto in bilico fra la tradizione delle grandi dinastie dei Faraoni e le nuove spinte verso la Grecia inaugurate da Alessandro il Grande.
La fusione di questi due immensi patrimoni culturali, perfettamente incarnata dalla città di Alessandria, ambientazione del romanzo,  rende possibile un'impresa quasi impensabile: misurare la Terra! In maniera tanto precisa da discostarsi di pochissimo dai valori calcolati ai nostri giorni con l'ausilio di satelliti, computer e alta tecnologia.
Bello, entusiasmante, avventuroso, avvincente.... in poche parole: da dieci e lode.