martedì 20 luglio 2010

L'uomo che scambiò sua moglie per un cappello, Oliver Sacks


Sono molte le caratteristiche di questo libro che mi sono sembrate particolarmente belle. Il tema è decisamente difficile, e mi è sembrato che Oliver Sacks dimostri una straordinaria attenzione al lettore e alle sue reazioni durante la lettura.
La prima sezione ("perdite") tratta di persone che a causa di problemi a l lobo destro del cervello hanno perso la capacità di fare qualcosa, ad esempio riconoscere i visi, o muovere le gambe senza guardarle. All'inizio mi ha suscitato curiosità, ma questa, tuttavia, ha presto lasciato il posto all'angoscia, in parte determinata dall'empatia per le persone descritte, che per uno sfortunato caso della vita si sono ritrovate in condizioni drammatiche, in parte dalla consapevolezza che alcuni di questi problemi potrebbero capitare a chiunque, anche a me.
La seconda sezione, "eccessi", parla di problemi neurologici che si manifestano come l'esagerazione di alcune funzioni. Questi capitoli mi hanno provocato sentimenti leggermente più piacevoli, rafforzati nella terza sezione, "trasporti", in cui si descrivono patologie che tendono a mettere in modo l'emotività, ad esempio attraverso la memoria.  Il climax raggiunge il suo culmine nella quarta, bellissima sezione "il mondo dei semplici". I capitoli che la compongono traboccano di meraviglia, di amore e (per quanto possibile) di speranza per i poveri, ma meravigliosi pazienti "subnormali" che presentano caratteristiche quasi "magiche" (memoria prodigiosa, speciali capacità numeriche ecc.).
Il messaggio che ho tratto da questo libro è che le persone con problemi neurologici hanno assoluta necessità di attenzione e di amore. Alcuni di questi problemi possono essere curati con farmaci o trattamenti particolari, altri no, ma in tutti i casi l'affetto, l'attenzione e, per quanto possibile, la comprensione possono fare la differenza aiutando le persone con difficoltà a vivere una vita piena e soddisfacente.

martedì 13 luglio 2010

Gli uomini preferiscono le bionde (ma sposano le brune), di Anita Loos


Avendo visto il film (uno dei miei preferiti, per inciso) quando ho trovato questo libretto curiosando insieme a Indy in un bellissimo negozio di Ferrara ho deciso di comprarlo.



Questo libro è composto di due romanzi brevi: "Gli uomini preferiscono le bionde" e "Ma sposano le brune". Il primo libro è carino. Il secondo no.

Il primo è il diario di Lorelei, la bionda, nel film interpretata da Marilyn Monroe. Nel film il personaggio è reso molto bene, anche se la storia è leggermente diversa e "tagliata". Lorelei è intelligente e svampita allo stesso tempo, profonda in alcune riflessioni ed estremamente ingenua in altre. Il risultato di questa mescolanza di attributi, molto contrastanti fra di loro, è un personaggio vivace, spiritoso, simpatico.
Il secondo libro è la storia di Dorothy, l'amica bruna. Dovrebbe sempre essere raccontata da Lorelei, ma lo stile è completamente diverso. Al posto di spirito, brio e vitalità ho trovato confusione.  La storia non sta bene in piedi, il personaggio mi sta antipatico (e pensare che nel film preferisco Dorothy a Lorelei) e l'ho finito con difficoltà.
Quattro stelle al primo, ma una stella e mezzo al secondo.

mercoledì 7 luglio 2010

Misfatto Negro, di Evelyn Waugh



Mamma mi ha sempre parlato di questo autore (che io ero convinta fosse una donna, ma vabbè). Mi aveva regalato questo libro prima della partenza per la Germania, e me ne aveva prestati altri due.
Ora, non so voi, ma io per potermi innamorare di un libro ho bisogno del colpo di fulmine, Se non mi prende entro pagina 100 è dura. E dopo averlo sfogliato l'ho rimesso a posto. Poi dopo averlo lasciato poltrire sullo scaffale per un po', un giorno ho deciso di aprirlo. 
L'inizio mi ha lasciato molto perplessa. Più andavo avanti e più mi dicevo: si, ok, va bene l'ambientazione, ma quando comincia? Poi ho scoperto che viene definito un libro umoristico, o meglio, satirico. Davvero???? Forse perché all'inizio l'ho preso molto seriamente, forse perché è un tipo di satira che non mi si addice, ma non l'ho capito ed apprezzato molto.
Devo ammettere che in un certo senso dà l'impressione di essere un bel libro, ma boh, non lo capisco, mi lascia perplessa. Speriamo che una rilettura lo migliori....

martedì 6 luglio 2010

Il Caratteraccio, di Vittorio Zucconi





Bel libro. Il tema è molto interessante, ed è trattato con maestria. 
Si tratta di una serie di lezioni condotte in un'università americana in cui l'autore ripercorre 10 momenti della storia italiana per cercare di capire le motivazioni del tanto noto "caratteraccio" italiano (aperti, casinari, ambivalenti, imbroglioni, amiconi, scansafatiche ecc.) 
La scelta dei momenti storici è felice, e la trattazione presenta aspetti molto interessanti. Zucconi riesce a presentare in maniera semplice periodi storici molto complessi, e mi è piaciuta particolarmente l'idea di un'Italia divisa non tanto fra nord e sud, quanto fra est e ovest.
Devo ammettere che il libro, essendo a mio parere abbastanza obbiettivo lascia relativamente poco spazio alla speranza per il futuro, ma probabilmente sono io che cerco a tutti i costi una soluzione a un problema insolubile. Sotto questo aspetto ho preferito questo libro, che tratta argomenti simili anche se da un punto di vista diverso.
L'unico problema è che lo stile colloquiale di Zucconi, perfetto per un articolo, a mio parere risulta pesante dopo una trentina di pagine. E i temi sull'Italia degli studenti americani che hanno seguito il corso, presentati alla fine del libro, mi hanno fatto innervosire non poco... coda di paglia?