venerdì 23 aprile 2010

Garibaldi, l'illusione italiana, di Nicola Fano

Garibaldi. Ha senso parlare di lui nel 2010?

L'autore pensa di si, e ce ne spiega il perché in questo libro di difficile definizione.
Non è una biografia. Pur ripercorrendo la vita dell'eroe, infatti, l'opera è piuttosto incentrata sulla sua contestualizzazione nella società italiana passata, presente e futura. 
Nemmeno un saggio. L'autore non è, né vuole essere obbiettivo. Dice la sua opinione, non ha nessuna intenzione di essere "sopra le parti".
Questo libro si potrebbe più correttamente definire una riflessione, o meglio, una chiacchierata con una persona colta su argomenti che gli stanno a cuore. 
Nicola Fano, autore di teatro, saggista e giornalista, da anni studia la nostra storia da un punto di vista molto particolare, quello del palcoscenico. Da Arlecchino a Shakespeare, da Petrolini ai fratelli De Rege, lo sguardo è quello scanzonato ma penetrante di colui che studia il pubblico per rappresentarlo e, così facendo, strappargli un sorriso. E magari qualche riflessione, in un contesto come quello italiano dove il riso è spesso stato amaro.
E cosa c'entra allora Garibaldi?
Procedendo nella lettura del libro si delinea chiaramente la figura di Garibaldi "italiano". Italiano ingegnoso e avventato, quasi un po' folle nel suo agire, appunto, "alla garibaldina", Italiano appassionato e passionale. Perfino italiano all'estero, cacciato dal suo paese ma in attesa di poter tornare e fare qualcosa per renderlo migliore. 
Poi ci sono quegli aspetti che sembrano rappresentare meno la nostra identità nazionale attuale: onesto,  assetato di giustizia, ligio alle regole anche quando vanno contro i suoi interessi, disprezza il denaro. Corre  sempre in aiuto dei più deboli. E pone tutto se stesso a servizio di un ideale.
Garibaldi ci crede davvero nel suo sogno di unificare l'Italia. Tanto che la morte dell'amata, il tradimento dei suoi compagni, l'opposizione del governo, una ferita al piede (non alla gamba come dice la canzoncina) che lo rende zoppo, le effettive difficoltà di un progetto incredibilmente ambizioso non bastano a fermarlo.
E nonostante tutto e tutti ci riesce. Quello che non è riuscito a fare (ci ha provato, ma glielo hanno impedito) è dare un'identità unica agli italiani. Problema che oggi sta portando conseguenze spesso drammatiche.
L'autore, in questo libro pieno di amarezza, ma anche di speranza, tira le sue conclusioni. Non da politico, non da storico, ma da italiano innamorato del suo Paese.
E ci espone la sua ricetta per migliorare le cose: ripartire da Garibaldi. Onestà, passione, e un pizzico di lucida follia, per arrivare a dire "impossibile non è italiano".
Letto dall'11 al aprile 2010

lunedì 19 aprile 2010

Maigret e il ministro, di Georges Simenon


Maigret per me ha un significato particolare.
Quando ero piccola praticamente tutti i miei familiari lo leggevano: mamma, papà, nonno, zio.
Quando andavamo a Parigi pasavamo sempre a Place Dauphine, e nonno e mamma parlavano di Maigret.
Io vedevo la foto di quel signore con la pipa sul retro dei libri (vecchia edizione) e pensavo che assomigliava a nonno.

Un pochino più grandina ho provato a leggerne uno. Una noia mortale. Era il periodo in cui avevo la fissa di Conan Doyle, per inciso. Nello stesso periodo provai a leggere Agata Christie, ma non mi piaceva il fatto che descrivesse ben bene le sue vittime prima di farle ammazzare. Io mi affezionavo a un personaggio e poi quello muore? Non è mica giusto!

Poi qualche mese fa, alla libreria della stazione Termini (o dell'aeroporto di Fiumicino) lo vedo. Maigret. Che facciamo, ci proviamo? Ci ho provato, e mi piace molto.

Ora capisco il punto di vista di mamma e nonno. Leggendo Maigret si sente Parigi, si vive Parigi.

Questo romanzo molto bello, l'ho letto tutto d'un fiato in aereo venendo a Londra. E' una riflessione molto intelligente sul mondo della politica. Maigret si ritrova a dover aiutare un ministro in difficoltà, in un ambiente a lui non familiare e in un contesto in cui una sola parola sbagliata potrebbe far precipitare tutto. Si parla di onestà e princìpi, e a questo proposito il punto di vista di Maigret è interessante, soprattuto in un contesto sociale come il nostro.
Si, mi piace proprio.

Letto l'11 aprile 2010

venerdì 16 aprile 2010

Cinque stelle maschio incluso, di Gaby Hauptmann



Non è il primo libro della Hauptmann che leggo, e conferma la mia idea su questa autrice.
Non mi piace molto. E' senza dubbio spiritosa, abile nel costruire le storie, ma sfrutta un po' troppo l'idea della truffa e dell'intrigo. Vorrebbe scrivere un romanzo rosa/giallo ma non ne è in grado, la tensione non riesce a salire come dovrebbe per colpa dell'eccessiva confusione. Gli avvenimenti strani si susseguono, ma a un certo punto invece di incuriosirmi iniziano a darmi fastidio, li vedo come una sorta di nonsense. Forse manca una prima soluzione fittizia o parziale del mistero, come spesso accade nei gialli. La tensione, infatti, è continua, e a un certo punto semplicemente mi stufo di aspettare. A metà del libro voglio assolutamente sapere come andrà a finire, ma poi il tutto si ingarbuglia talmente tanto che rimane solo un tiepido interesse. Boh, credo che di base la scrittrice abbia buone potenzialità, ma secondo me non le sfrutta in pieno.

letto dal 7 all'11 aprile 2010

mercoledì 14 aprile 2010

La più grande catastrofe di tutti i tempi, di Michael J. Benton

 
Prima premessa: questo libro è un regalo di Indy (di chi se no?)
Seconda premessa: Michael J. Benton è l'autore del libro di testo di uno degli esami più belli che io abbia mai fatto, ovvero paleontologia dei vertebrati.

Inoltre l'argomento è decisamente interessante, la più grande estinzione di tutti i tempi... quella dei dinosauri! diranno subito i miei piccoli (o meglio, inesistenti) lettori. Eh no, come spiega il buon Michael si tratta di un evento avvenuto fra la fine del Permiano e l'inizio del Triassico, 251 milioni di anni fa (minuto più, minuto meno), 190 milioni di anni prima della scomparsa di Tirannosauri and friends. Che devono la loro fortuna proprio all'estinzione del Permo-Trias (detta P/T dagli amici). In che senso? Leggete il libro e lo scoprirete.

Questo libro ha tutti i numeri per essere bellissimo. Racconta la storia della paleontologia, mettendo in luce buffi aneddoti e spiegazioni rigorose. Bellissima la sezione sull'estinzione dei dinosaruri. Benton infatti ne parla, pur non essendo l'argomento centrale del libro, perché è importante per capire lo stato dell'arte della paleontologia, oltre a dare informazioni importanti sul modo di pensare dei paleontologi presenti e passati.
Però, mi dispiace molto dirlo, questo libro risulta di difficile lettura, a volte anche un po' lento. Ci vorrebbero molte più figure, e quando parte in quarta con le stratigrafie o le sezioni è magari il caso di saltare qualche pagina.

Ma vale la pena finirlo.

Letto in tempi geologici (credo di averci messo un mese e mezzo a finirlo)

lunedì 12 aprile 2010

Mr. Monk and the dirty cop, di Lee Goldberg



Avendo visto anni fa alcuni episodi della serie "Detective Monk" (o come si chiamava), quando ho trovato questo libro alla stazione di Francoforte l'ho comprato immediatamente.

Peccato che per leggerlo ci abbia messo un mese. Sarà che è americano (tendo a leggere libri inglesi), sarà che un giallo può comunque risultare complicato, sarà che la terminologia a volte è specifica, ma non ci ho capito niente. L'ho finito per disperazione.

Alla fine qualche cosa l'ho capita, ma che fatica! Per lo meno i personaggi sono tratteggiati bene, anche la storia in sé è interessante, sono sicura che se lo leggessi in italiano mi piacerebbe molto. Accidenti alla mia scarsa padronanza dell'inglese, nonostante ormai da un anno e qualche mese io parli costantemente in inglese non riesco ancora a capire un libro del genere. Ora mi sono cimentata in un nuovo mattone (più di 1000 pagine) comprato l'ultima volta che sono andata a Londra, vedremo cosa ne esce fuori!

Giudizio: Incomprendibile, ma (credo) bello.