lunedì 19 aprile 2010

Maigret e il ministro, di Georges Simenon


Maigret per me ha un significato particolare.
Quando ero piccola praticamente tutti i miei familiari lo leggevano: mamma, papà, nonno, zio.
Quando andavamo a Parigi pasavamo sempre a Place Dauphine, e nonno e mamma parlavano di Maigret.
Io vedevo la foto di quel signore con la pipa sul retro dei libri (vecchia edizione) e pensavo che assomigliava a nonno.

Un pochino più grandina ho provato a leggerne uno. Una noia mortale. Era il periodo in cui avevo la fissa di Conan Doyle, per inciso. Nello stesso periodo provai a leggere Agata Christie, ma non mi piaceva il fatto che descrivesse ben bene le sue vittime prima di farle ammazzare. Io mi affezionavo a un personaggio e poi quello muore? Non è mica giusto!

Poi qualche mese fa, alla libreria della stazione Termini (o dell'aeroporto di Fiumicino) lo vedo. Maigret. Che facciamo, ci proviamo? Ci ho provato, e mi piace molto.

Ora capisco il punto di vista di mamma e nonno. Leggendo Maigret si sente Parigi, si vive Parigi.

Questo romanzo molto bello, l'ho letto tutto d'un fiato in aereo venendo a Londra. E' una riflessione molto intelligente sul mondo della politica. Maigret si ritrova a dover aiutare un ministro in difficoltà, in un ambiente a lui non familiare e in un contesto in cui una sola parola sbagliata potrebbe far precipitare tutto. Si parla di onestà e princìpi, e a questo proposito il punto di vista di Maigret è interessante, soprattuto in un contesto sociale come il nostro.
Si, mi piace proprio.

Letto l'11 aprile 2010

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