martedì 23 novembre 2010

Imperfetto manuale di lingue, di Beppe Severgnini



Devo dire di non aver mai preso in considerazione Severgnini. Sapevo che era un giornalista, che scriveva libri, ma non avevo mai letto niente di suo.
Poi ho trovato in libreria le due opere "Italiano" e "Inglese". Per quanto riguarda l'italiano mi è stato più volte detto che scrivo bene, ma comunque una ripassata alle regole grammaticali non fa mai male, soprattutto se sono raccontate in chiave spiritosa. Per quanto riguarda l'inglese me la cavo, ma non sono certo un'aquila, e una rinfrescata non mi avrebbe certo fatto male. Il libro è passato dallo scaffale, alla cassa, e alla mia borsa in meno di un minuto.
Severgnini sa decisamente il fatto suo. Entrambi i libri della raccolta sono semplici, chiari, divertenti e soprattutto utili. In due parole: ben scritto.
L'italiano inizia ripetendo le regole di grammatica e sintassi studiate a scuola, ma in modo molto più divertente del mio vecchio libro di testo. Utile la scelta di corredare le spiegazioni con esempi tratti dalla vita quotidiana, dai giornali o dalla televisione. Poi il testo offre interessanti consigli di stile: consigli sensati, semplici da seguire, spiegati bene.
La parte relativa all'inglese andrebbe studiata come un libro di testo, ma anche una lettura rapida mi ha regalato informazioni di cui avevo bisogno. Severgnini facilita il compito dell'apprendimento utilizzando titoli di film, canzoni e parole già conosciute in Italia.
Da leggere con attenzione, tenere sullo scaffale e consultare quando necessario.

mercoledì 3 novembre 2010

Insalate di matematica 2, di Paolo Gangemi

Questo libro piacevolissimo esplora la matematica attraverso tanti diversi punti di vista, dalla letteratura alla filosofia, dalla storia all'amore, dalla geografia alla via quotidiana, dalla teologia alla poesia. E ci dimostra che la matematica non è solo fatta da formule astruse e problemi soporiferi, ma è parte integrante della nostra vita e della storia della nostra cultura.
La semplicità delle spiegazioni matematiche (non è richiesta nessuna particolare conoscenza della materia) è unita ad un approccio estremamente multidisciplinare dell'autore che, ad esempio, rilegge Dante in chiave matematica (forse il mio capitolo preferito per la bellezza e semplicità dell'interpretazione che l'autore dà dell'universo dantesco); ci racconta i mille milioni di poesie di Pennac; analizza su un piano non solo matematico, ma anche in parte chimico il famoso aneddoto della vita di sant'Agostino in cui la comprensione della Trinità da parte dell'uomo viene paragonata al voler svuotare il mare con una conchiglia; ci fa spiegare la logica da Socrate. L'autore si getta poi nella vita quotidiana, fra parcheggi pene d'amore, passando per i supercomputer dei romanzi di fantascienza.
Il tutto è espresso in uno stile garbatamente umoristico, mischiato a un pizzico di ironia, mi ricorda il mio adorato Campanile.
Bellissimo.

sabato 30 ottobre 2010

A cena dai Neanderthal, il ruolo del cibo nell'evoluzione umana. di Juan Luis Arsuaga



Premessa importante: il libro molto poco di uomo di Neandertal, il titolo in questo senso è fuorviante.
Parla però di evoluzione umana. Vale la pena di ricordare che l'autore, Arsuaga, è uno degli archeologi che gestiscono Atapuerca, il più antico e importante scavo preistorico in Europa. E in questo libro lo dimostra.
Il tema centrale di questo libro è il cibo, il suo ruolo nella nostra evoluzione. E' un argomento relativamente poco trattato a livello di divulgazione scientifica ma estremamente interessante, grazie all'assioma "si è ciò che si mangia". Nella storia dell'uomo vi sono state due diverse "rivoluzioni alimentari" che hanno causato importanti cambiamenti sia biologici sia culturali. Arsuaga li racconta attraverso due storie. Anzi, due fatti realmente accaduti, il primo qualche milione di anni fa, il secondo qualche migliaio di anni fa. E a partire da questi due fatti che hanno portato l'uomo a diventare ciò che è, l'autore ci racconta la nostra evoluzione, con uno stile spiritoso e rigoroso al tempo stesso, capace di catturare l'attenzione del lettore e di non lasciarla scappare. Sono numerosi gli aspetti dell'evoluzione umana presi in considerazione, alcuni dei quali non sono trattati spesso nei libri di questo tipo. Le spiegazioni scientifiche sono semplici e chiare, alla portata di chiunque abbia curiosità e un'infarinatura scolastica di scienze.
Non solo lo stile mi ha sorpreso molto positivamente, ma anche le scelte strutturali sono particolari. La maggior parte dei saggi divulgativi sull'evoluzione dell'uomo inizia con un excursus storico sugli studi riguardanti l'argomento, per poi dare un quadro cronologico e finire con una descrizione accurata di ciò che i fossili dicono della nostra storia. Arsuaga sconvolge questo schema avvicinandosi in questo modo al lettore medio che non conosce l'argomento, in modo da incuriosirlo e non annoiarlo.
Una ulteriore nota di merito è che l'autore non centra il libro sul suo sito. Potrebbe permetterselo, invece sceglie due periodi lontani da ciò che l'ha reso famoso. Poi ne parla, naturalmente, ma in modo non particolarmente invasivo. Mi sembra una dimostrazione di serietà non indifferente, avrebbe tranquillamente potuto limitarsi a cavalcare l'onda del successo di Atapuerca e lasciar perdere tutto il resto. Non l'ha fatto e il risultato è superbo.
...Se solo avessero tradotto il titolo in maniera sensata...

mercoledì 27 ottobre 2010

L'insostenibile leggerezza dell'essere, di Milan Kundera

Uno di quei libri di cui ho sempre sentito parlare, ma che non mi ha mai interessato più di tanto. Credevo che fosse una specie di Siddartha, che ho provato ad iniziare un paio di volte e che mi ha preso talmente poco da chiuderlo ancora prima di metà (e decisamente non è un librone).
Poi ho letto le lezioni americane di Calvino (la prima per essere precisi). Parlava di Kundera e del suo romanzo in termini incredibilmente elogiativi e mi sono detta: beh, magari è il caso di dargli un'occhiata, se poi non mi piace posso sempre prendermela con Calvino. E naturalmente Calvino aveva ragione.
Intanto questo libro ha vari piani di lettura e mi sono piaciuti tutti. 
Il primo è la storia dei personaggi, che si trova inscritta in una Storia più grande, che racchiude le vicende che hanno segnato la Repubblica Ceca nel dopoguerra. A questo si intreccia una riflessione filosofica dell'autore su vari temi, il binomio pesantezza/leggerezza, l'atto creativo del romanziere nei confronti della sua opera, la politica, per poi sfociare nella filosofia propriamente detta. 
Devo ammettere che non sempre sono riuscita a seguire le riflessioni dell'autore, ma non mi è pesato più di tanto. I personaggi, infatti, sono resi benissimo, pur nella loro fragilità disarmante. E il romanzo invece di svolgersi in modo cronologico segue un doppio climax che parte dal "leggero"per arrivare al "pesante"... e poi torna al leggero. Sullo sfondo la storia di Praga e della Repubblica Ceca, interessantissima e a me sconosciuta. 
Al di sopra di tutto questo ho trovato un fortissimo anelito alla consapevolezza e alla responsabilità, in un certo senso due facce della stessa medaglia. Sono forse queste due le componenti che mi sono rimaste più impresse, attraverso le diverse declinazioni delle varie vicende che ne danno una visione dinamica e sempre nuova.Insomma, bello, ma per capirlo del tutto probabilmente lo devo rileggere ancora un paio di volte.

domenica 24 ottobre 2010

Assassinio sull'Orient Express, di Agatha Christie



Come ho già detto è da poco che ho iniziato a leggere libri della Christie.
Andando in giro con Indy ho trovato una libreria che vende avanzi di magazzino nuovi a 1, 2 o 3 euro. Ho preso tutti i gialli che c'erano, nello specifico tre. "Quattro casi per Poirot", "Assassinio sull'Orient Express" e "Dieci piccoli indiani". Il secondo e il terzo sono naturalmente decantato come I GIALLI per eccellenza, ma devo ammettere che non mi hanno mai ispirato tanto. Però non si può fare a meno di leggerli.
Amanti della Christie ora dirò una bestemmia - a me questo libro non ha preso. Forse troppi personaggi, ma è come se non iniziasse, come una lunghissima introduzione seguita da poche pagine di finale, ma senza il romanzo in mezzo. Strano, perché altri libri della stessa autrice mi sono piaciuti. Magari una seconda lettura fra qualche anno (giusto il tempo di dimenticare la trama e il finale) mi darà un'impressione diversa, ma per il momento ho preferito altre storie della stessa autrice.
In ogni caso il finale è bellissimo, soprattutto per la svolta "etica", mentre la soluzione del giallo l'ho indovinata circa a metà del libro (del resto era l'unica possibile).

martedì 14 settembre 2010

Arco di Trionfo di Erich Maria Remarque

Ci sono libri che già nelle prime 5 pagine trasmettono il messaggio "io sono un capolavoro". Non so come ci riescano, ma in qualche modo questa consapevolezza prende il lettore fin dalle prime righe, e lo accompagna per tutto il libro, a prescindere dalla trama, dai personaggi, dagli sviluppi. Qualsiasi cosa succeda, chiunque incontreremo durante la lettura, capiamo fin da subito che manterremo la nostra convinzione di avere fra le mani un'opera d'arte.  E infatti così accade.


Parigi 1939. Arco di Trionfo. Un medico. La vita, la morte, la malattia, la guerra, l'amore, la vendetta.
L'autore, o meglio la storia, ci prende per mano e ci guida con dolcezza alla scoperta di Ravic e del suo mondo. Un mondo duro, difficile, tormentato. Ma nonostante sia narrato realisticamente è sempre presente una certa poesia accompagnata da un distacco calmo e razionale che permette di apprezzare la storia fin nei suoi minimi particolari, senza scadere nella tensione, nella disperazione, nell'orrore, ma proprio per questo evidenziandone ancora di più l'assurdità. Sullo sfondo si muovono la Guerra, la Storia, Parigi, sempre accennati, come nell'ombra, mai in primo piano. Come quell'arco di trionfo che dà il nome al libro, immobile e sempre in parte nascosto dall'oscurità, dalla pioggia, quasi un ghigno spettrale posto a deridere la follia dell'uomo. Trionfo su cosa? Trionfo di chi? Mentre la guerra affila le sue armi  al di là del confine la gente comune continua a vivere.  Come i quadri dell'albergatrice gli eventi si susseguono in sordina, prendendo l'uno il posto dell'altro, senza cambiare niente della desolata e quotidiana realtà della camera di un alberghetto per rifugiati. Le notizie funeste scivolano via fra un Calvados, una visita da una ragazza "allegra" e una partita di scacchi.


Una volta chiuso questo libro la trama scivola via ma lascia tutto il resto: una traccia indelebile. Forse dopo qualche mese non si sarà in grado di ricordare i nomi dei personaggi, la loro storia, le loro idee. Ma per anni rimarrà impresso l'odore acre di Parigi alle soglie delle guerra, l'ebrezza folle dell'amore,  il sapore metallico della vendetta, l'accettazione rabbiosa del proprio destino.


Come succede nei capolavori, appunto.


P.S.: splendida anche la traduzione di Bruno Maffi (edizione Bompiani del 1969)

venerdì 20 agosto 2010

La chioma di Berenice, di Denis Guedj


Già la copertina la dice lunga. Semplice ma elegante, bella, la stella, il profilo egizio (un faraone? Berenice?). Appena aperta la prima pagina entro nel mio mondo.
A me piacciono le storie. Storie sceme o storie intelligenti, storie vere o inventate. Basta che non siano tristi, o se proprio devono essere tristi che abbiano almeno un senso nella loro tristezza. Accetto la Storia solo sotto forma di storia.
Poi mi piace la scienza. Scienza di vario tipo: biologia, evoluzione (mon amour!), astronomia (quel poco che ne so), fisica (non la conosco per niente ma mi affascina), chimica (idem), paleontologia (mon amour pure lei), matematica (solo in piccole dosi, o raccontata molto bene) eccetera.
Poi mi piace la mitologia, quel modo che avevano gli antichi di andar indietro nel tempo, di esplorare le loro origini, di rispondere con la fantasia e la poesia alla domanda "da dove veniamo?".
Poi amo la Grecia antica. La culla della civiltà, quel faro a cui, volenti o nolenti, tutti noi europei moderni dobbiamo guardare con deferenza. Aristotele sarà pure stato razzista, Platone omosessuale (che scandalo signora mia!), Omero noioso, ma se dopo duemilaeunsacco anni ancora ce li ricordiamo, li leggiamo, ci ritroviamo nelle loro parole un motivo ci sarà.
Poi mi piace l'Egitto. Mi piace quel suo modo tutto suo di vedere le cose, quella incredibile modernità nascosta dietro alla sua apparente immobilità, il suo fascino, a sua poesia, i suoi meravigliosi geroglifici, lingua, religione e filosofia allo stesso tempo.
E poi mi piacciono i libri (ma no?)
Mettere insieme gli ingredienti, shakerare, ed ecco qui La chioma di Berenice.
La Storia: studiata a scuola nel libro di filosofia, forse citata nell'ora di matematica. La storia: un'avventura esaltante. E poi matematica, ma spiegata in modo chiaro e semplice, geografia, mitologia e sopra a tutto i libri.
Questo romanzo racconta come avvenne la prima misurazione del globo terrestre, ad opera di Eratostene di Cirene, matematico e direttore della grande Biblioteca di Alessandria. L'impresa, avventurosa e apassionante, è inscritta in una descrizione di quell'Egitto in bilico fra la tradizione delle grandi dinastie dei Faraoni e le nuove spinte verso la Grecia inaugurate da Alessandro il Grande.
La fusione di questi due immensi patrimoni culturali, perfettamente incarnata dalla città di Alessandria, ambientazione del romanzo,  rende possibile un'impresa quasi impensabile: misurare la Terra! In maniera tanto precisa da discostarsi di pochissimo dai valori calcolati ai nostri giorni con l'ausilio di satelliti, computer e alta tecnologia.
Bello, entusiasmante, avventuroso, avvincente.... in poche parole: da dieci e lode.

martedì 20 luglio 2010

L'uomo che scambiò sua moglie per un cappello, Oliver Sacks


Sono molte le caratteristiche di questo libro che mi sono sembrate particolarmente belle. Il tema è decisamente difficile, e mi è sembrato che Oliver Sacks dimostri una straordinaria attenzione al lettore e alle sue reazioni durante la lettura.
La prima sezione ("perdite") tratta di persone che a causa di problemi a l lobo destro del cervello hanno perso la capacità di fare qualcosa, ad esempio riconoscere i visi, o muovere le gambe senza guardarle. All'inizio mi ha suscitato curiosità, ma questa, tuttavia, ha presto lasciato il posto all'angoscia, in parte determinata dall'empatia per le persone descritte, che per uno sfortunato caso della vita si sono ritrovate in condizioni drammatiche, in parte dalla consapevolezza che alcuni di questi problemi potrebbero capitare a chiunque, anche a me.
La seconda sezione, "eccessi", parla di problemi neurologici che si manifestano come l'esagerazione di alcune funzioni. Questi capitoli mi hanno provocato sentimenti leggermente più piacevoli, rafforzati nella terza sezione, "trasporti", in cui si descrivono patologie che tendono a mettere in modo l'emotività, ad esempio attraverso la memoria.  Il climax raggiunge il suo culmine nella quarta, bellissima sezione "il mondo dei semplici". I capitoli che la compongono traboccano di meraviglia, di amore e (per quanto possibile) di speranza per i poveri, ma meravigliosi pazienti "subnormali" che presentano caratteristiche quasi "magiche" (memoria prodigiosa, speciali capacità numeriche ecc.).
Il messaggio che ho tratto da questo libro è che le persone con problemi neurologici hanno assoluta necessità di attenzione e di amore. Alcuni di questi problemi possono essere curati con farmaci o trattamenti particolari, altri no, ma in tutti i casi l'affetto, l'attenzione e, per quanto possibile, la comprensione possono fare la differenza aiutando le persone con difficoltà a vivere una vita piena e soddisfacente.

martedì 13 luglio 2010

Gli uomini preferiscono le bionde (ma sposano le brune), di Anita Loos


Avendo visto il film (uno dei miei preferiti, per inciso) quando ho trovato questo libretto curiosando insieme a Indy in un bellissimo negozio di Ferrara ho deciso di comprarlo.



Questo libro è composto di due romanzi brevi: "Gli uomini preferiscono le bionde" e "Ma sposano le brune". Il primo libro è carino. Il secondo no.

Il primo è il diario di Lorelei, la bionda, nel film interpretata da Marilyn Monroe. Nel film il personaggio è reso molto bene, anche se la storia è leggermente diversa e "tagliata". Lorelei è intelligente e svampita allo stesso tempo, profonda in alcune riflessioni ed estremamente ingenua in altre. Il risultato di questa mescolanza di attributi, molto contrastanti fra di loro, è un personaggio vivace, spiritoso, simpatico.
Il secondo libro è la storia di Dorothy, l'amica bruna. Dovrebbe sempre essere raccontata da Lorelei, ma lo stile è completamente diverso. Al posto di spirito, brio e vitalità ho trovato confusione.  La storia non sta bene in piedi, il personaggio mi sta antipatico (e pensare che nel film preferisco Dorothy a Lorelei) e l'ho finito con difficoltà.
Quattro stelle al primo, ma una stella e mezzo al secondo.

mercoledì 7 luglio 2010

Misfatto Negro, di Evelyn Waugh



Mamma mi ha sempre parlato di questo autore (che io ero convinta fosse una donna, ma vabbè). Mi aveva regalato questo libro prima della partenza per la Germania, e me ne aveva prestati altri due.
Ora, non so voi, ma io per potermi innamorare di un libro ho bisogno del colpo di fulmine, Se non mi prende entro pagina 100 è dura. E dopo averlo sfogliato l'ho rimesso a posto. Poi dopo averlo lasciato poltrire sullo scaffale per un po', un giorno ho deciso di aprirlo. 
L'inizio mi ha lasciato molto perplessa. Più andavo avanti e più mi dicevo: si, ok, va bene l'ambientazione, ma quando comincia? Poi ho scoperto che viene definito un libro umoristico, o meglio, satirico. Davvero???? Forse perché all'inizio l'ho preso molto seriamente, forse perché è un tipo di satira che non mi si addice, ma non l'ho capito ed apprezzato molto.
Devo ammettere che in un certo senso dà l'impressione di essere un bel libro, ma boh, non lo capisco, mi lascia perplessa. Speriamo che una rilettura lo migliori....

martedì 6 luglio 2010

Il Caratteraccio, di Vittorio Zucconi





Bel libro. Il tema è molto interessante, ed è trattato con maestria. 
Si tratta di una serie di lezioni condotte in un'università americana in cui l'autore ripercorre 10 momenti della storia italiana per cercare di capire le motivazioni del tanto noto "caratteraccio" italiano (aperti, casinari, ambivalenti, imbroglioni, amiconi, scansafatiche ecc.) 
La scelta dei momenti storici è felice, e la trattazione presenta aspetti molto interessanti. Zucconi riesce a presentare in maniera semplice periodi storici molto complessi, e mi è piaciuta particolarmente l'idea di un'Italia divisa non tanto fra nord e sud, quanto fra est e ovest.
Devo ammettere che il libro, essendo a mio parere abbastanza obbiettivo lascia relativamente poco spazio alla speranza per il futuro, ma probabilmente sono io che cerco a tutti i costi una soluzione a un problema insolubile. Sotto questo aspetto ho preferito questo libro, che tratta argomenti simili anche se da un punto di vista diverso.
L'unico problema è che lo stile colloquiale di Zucconi, perfetto per un articolo, a mio parere risulta pesante dopo una trentina di pagine. E i temi sull'Italia degli studenti americani che hanno seguito il corso, presentati alla fine del libro, mi hanno fatto innervosire non poco... coda di paglia?

lunedì 21 giugno 2010

Journal secret d'Adrien, 13 ans et 3/4. Di Sue Townsend




L'anno scorso, a Londra, trovai da un baracchino lungo il Tamigi un libro che mi incuriosì: Queen Camilla, di Sue Townsend. Ci misi un sacco di tempo a leggerlo, dovetti ricominciarlo due volte e non mi piacque molto.
Del diario di Adrian Mole ho sentito spesso parlare, e credo di averlo anche letto alle medie, ma non me lo ricordo per niente. A Parigi, una delle ultime volte che ci sono andata, ho trovato questa versione, costava poco e l'ho presa.
Questo libro mi ha lasciato perplessa. Non posso definirlo brutto, semplicemente non mi dice nulla. Il personaggio di Adrian Mole non mi ispira né simpatia né antipatia, ma mi rimane indifferente (con una punta di antipatia, a volte mi verrebbe da prenderlo a cazzotti, ma poi passa). Mi ispira un po' di pena, ma nemmeno tanta. Non riesco nemmeno ad apprezzare l'umorismo a detta di tutti onnipresente in questo romanzo, non mi fa ridere, non lo trovo, non lo capisco. Mi lascia perplessa, appunto, che non è il tipo di emozione che mi aspetto di ricevere da un libro.

venerdì 18 giugno 2010

Confessions of a Jane Austen addict, di Laurie Viera Rigler




Cosa fareste se un giorno vi svegliaste nell'Inghilterra di Orgoglio e Pregiudizio? Questo è ciò che capita alla protagonista, una "Jane Austen addict" di Los Angeles che da un giorno all'altro si ritrova alle prese con l'alta società inglese ottocentesca.
Chi fra noi amanti della mitica Jane non ha mai immaginato una situazione simile? Stupendi vestiti, feste e balli, e gentiluomini cavallereschi che parlano elegantemente. Praticamente il paradiso.
E invece non è tutto oro quello che luccica. Non solo vivere in una casa senza bagno e acqua corrente non è la più comoda delle sistemazioni, ma soprattutto la vita in un paesino della ridente campagna ottocentesca inglese non è così tranquilla e invariabilmente piacevole come si potrebbe immaginare. E i gentiluomini, a vederli da vicino, non sembrano molto più cavallereschi dei ragazzi del XXI secolo.
È un romanzo spiritoso e molto ben scritto, e a occhio direi che ha richiesto un grosso lavoro di documentazione. E se l'idea del viaggio del tempo non è certo nuova, ho apprezzato molto il modo in cui l'autrice l'ha trattata, aggiungendo un tocco di mistero, evitando nella maggior parte dei casi i clichè più banali, e rendendo il tutto con uno stile frizzante e spiritoso. Molto molto carino.

lunedì 14 giugno 2010

Il rogo di Berlino, di Helga Schneider


In queso periodo sento molto forte la necessità di capire i tedeschi. Il popolo tedesco è un popolo evidentemente tormentato, ambivalente nel suo rapporto con il passato, un popolo con molti problemi.

Questo almeno è quello che credo di aver intuito in un anno e mezzo di vita in Germania. Ma il mio problema principale è che i tedeschi non li capisco. Non capisco alcuni atteggiamenti, non capisco alcuni modi di fare, li trovo assolutamente lontani dalla mia mentalità e non ho strumenti per comprenderli meglio. Per questo ho deciso di iniziare a leggere qualche libro sulla Germania, magari le testimonianze e il punto di vista di chi parla della Germania (per esperienza diretta oppure no) possono rivelarsi gli strumenti più utili per capire questo mondo. E, in ogni caso, una conoscenza più approfondita della storia tedesca non piò che aiutarmi in questo processo.

All'aeroporto di Fiumicino, tornando in Germania dopo Pasqua, ho trovato questo libro, pure n saldo ;).

Non sapevo bene cosa aspettarmi. Si tratta del racconto della seconda guerra mondiale a Berlino ad opera di una donna che la visse da bambina. Nonostante il tema sia difficile, l'autrice riesce a trattarlo con relativa "leggerezza". Le vicende non suscitano tanto orrore quanto compassione e compartecipazione. Non scade mai nel sanguinolento becero, né nel sentimentalismo o nel buonismo. Quindi ciò che rimane dopo la lettura di questo libro non è una sensazione di disgusto o orrore, ma più che altro una consapevolezza nuova di cosa possa significare vivere in guerra (consapevolezza parziale, naturalmente, ma molto preziosa).

Molto bello.

P.S.: per chi fosse interessato qui se ne possono leggere degli stralci.

letto dall'11 aprile al 4 maggio 2010

sabato 12 giugno 2010

Sixième colonne, di Robert A. Heinlein


La storia è bella, ma più della storia ho trovato interessanti alcune scelte dell'autore.
Gli Stati Uniti d'America sono stati conquistati dall'esercito Panasiatico. Ma non tutto è perduto, un'arma micidiale è nascosta ai nemici, pronta ad essere utilizzata. La bomba atomica? Una nuova arma misteriosa? No, un'equipe formata dai migliori scienziati della nazione, nascosti in un laboratorio segreto.
In un mondo sempre più preda di ciarlatani e maghi credo sia importante rileggere un libro del genere, che trasuda fiducia nella Ricerca e nella Scienza come risorsa, come punto di forza, a cui affidare le sorti della nazione. La scienza non è depositaria di verità universali, e naturalmente rimane comunque fallace e non priva di rischi, ma è una risorsa fondamentale per la crescita e la vita di un paese civile. Disconoscere l'importanza della cultura scientifica nel mondo di oggi significa cadere preda di chi questa cultura la coltiva con attenzione, come spiego nel prossimo paragrafo.
Un altro elemento importante è la religione*, ma vista in chiave molto particolare. La religione in questo ambito nasce come figlia della scienza, togliendo la conoscenza dei particolari e spacciando i risultati scientifici per magia. E' un processo ripreso dallo studio delle società antiche (basti pensare all'antico Egitto), in cui la conoscenza (non necessariamente scientifica) era appannaggio di un ristretto gruppo di persone (i sacerdoti), che detenevano anche il potere religioso, e in parte politico. E' interessante notare che lo stesso ruolo della religione è riproposto anche da Asimov, nel romanzo Cronache della Galassia, appartenente al Ciclo della Fondazione (anche questo ispirato all'antichità, nello specifico alla caduta dell'Impero Romano d'Occidente). Non so quale dei due autori abbia trattato l'argomento per primo, ma mi sembra interessante che entrambi l'abbiano fatto in ambiti e modi diversi.

In questo periodo il ruolo della scienza nella società italiana sta perdendo peso come mai prima d'ora. Chi ha a cuore il futuro di questo Paese non può prescindere da questa problematica, altrimenti rischiamo di finire come Heinlein e Asimov hanno magistralmente tratteggiato. E non sarebbe una bella fine...

*qui si intende la religione intesa da un punto di vista antropologico e/o sociologico, riguardo al suo impatto sulla società, senza assolutamente entrare nel merito della fede.

Gli italiani di Shakespeare, di Nicola Fano


Questo libro lo avevo già da anni. Lo avevo iniziato a leggere appena comprato, ma il teatro non mi interessava molto, e lo avevo lasciato lì.
Poi, dopo aver finito Garibaldi dello stesso autore, uno dei libri più belli che abbia letto, ho deciso di riprenderlo in mano, e l'ho trovato molto interessante.
Il tema principale del libro sono gli italiani di oggi e di ieri. I difetti di cui ci lamentiamo tanto sono figli degli ultimi tempi o sono da secoli parte integrante del nostro "essere italiani"? L'autore decide di rispondere a questa domanda con l'aiuto di William Shakespeare, che ha tanto amato l'Italia da ambientarvi molti dei suoi lavori. Partendo da una contestualizzazione dei lavori di Shakespeare nel periodo in cui è vissuto, si arriva a discutere varie leggende sul popolarissimo drammaturgo, per poi analizzare i suoi personaggi italiani. Ne emerge un quadro interessante, pur nella sua prevedibilità: gli italiani non sono cambiati poi tanto dall'epoca di Shakespeare ad oggi.

Naturalmente gli anni passati dalla pubblicazione del libro (due, tre?) lo rendono meno aggiornato, e (purtroppo, magari ci fossimo fermati a qualche anno fa...) meno attuale del più recente Garibaldi, che tratta le stesse tematiche da un punto di vista diverso. Tuttavia l'analisi dell'epoca e dei lavori di Shakespeare lo rende estremamente interessante e curioso, anche per chi non ha conoscenze pregresse nell'argomento.
Letto dal 29 aprile al 1 maggio

domenica 30 maggio 2010

Il libro delle piramidi, di C. W. Ceram



Fin dalle elementari (la quarta, per essere precisi) non ho mai amato la geografia. Poi alle medie ho iniziato ad odiare anche la storia. Troppe cose da imparare a memoria, troppe date, nomi, fiumi, città, province, capitali, montagne eccetera.

Io sono sempre stata brava a rigirare le cose che non mi piacciono in modo da trovare un argomento che mi interessa, e alla fine concentrarmi su quello. Quindi all'esame di geografia all'università ho discusso la storia della cartografia greca e romana, con cenni di geodesia, ad esempio.

E cosa c'entra questo libro? C'entra perché a scuola un modo per attuare la mia strategia è quello di fare "ricerche". Allora al ginnasio, secondo anno mi pare, abbiamo dovuto fare una ricerca di gruppo sull'Egitto. Ci fu chi volle parlare della geografia fisica, chi dell'economia, altri non mi ricordo più di cosa... e io? Una buona soluzione poteva essere la storia, ma come ho già detto odio la storia (anche se negli ultimi tempi sto cercando di ravvedermi). E poi la storia egizia è... come dire, un po' lunga!

Ho trovato questo libro nella libreria della mia mamma, da sempre appassionata di egittologia e archeologia, anche se si occupa di un campo completamente diverso. Il titolo della mi ricerca fu "La nascita dell'egittologia scientifica, Denon e Champollion"

E' un libro bellissimo, in realtà parte di un libro molto più grande, "Civiltà sepolte". Racconta la storia delle ricerche archeologiche in Egitto basandosi sulle storie personali dei primi protagonisti dell'Egittologia: Denon, Champollion, Belzoni, Carter (e un altro di cui non ricordo il nome, purtroppo  non ho il libro con me). La scelta di raccontare le storie delle persone, più che dei reperti, rende questo libro molto scorrevole, come un romanzo, e allo stesso tempo riesce a far "digerire" informazioni un po' più "tecniche" e noiose che presentate in modo diverso avrebbero potuto renderlo un "mattone".

Proprio bello.

martedì 25 maggio 2010

Una pensione tedesca, di Katherine Mansfield


Era parecchio che avevo questo libro, mia mamma me lo aveva regalato anni fa, appena prima di partire per Parigi. Ero convinto si trattasse di una sorta di Jane Austen, e lo iniziai in treno, ma non mi piacque e rimase lì. Al momento di andare al congresso a Londra l'ho visto sulla libreria e ho deciso di portarlo con me. Alla fine la nuvola di cenere mi ha bloccato a Londra, e sono tornata con il treno fino a Francoforte. Ore e ore di viaggio, avendo finito tutto il leggibile una volta arrivata in Germania l'ho ripreso in mano, e non me ne pento.
Scorre velocemente, si legge con facilità. Però dal mio punto di vista sono racconti particolari.
L'autrice riesce a mescolare sapientemente tanti "ingredienti diversi":   ironia, sarcasmo, un pizzico di ingenuità, qualche goccia di tragedia, humor nero. Lo stile mi fa pensare ad una bambina un po' frivola: distaccato, quasi lezioso, a volte ingenuo ad una prima occhiata. Alcuni, soprattutto quelli ambientati nella "pensione tedesca" mi sono piaciuti molto. Altri (quelli tragici) di meno. Quello che ho apprezzato di più è la voluta leggerezza del tono, di chi ha l'abitudine di ridere delle cose per sdrammatizzare. Sicuramente da leggere.

letto il 25 aprile 2010

mercoledì 5 maggio 2010

For the love of Norton, di Peter Gethers



Ho studiato inglese a scuola per 13 anni. Non mi è mai piaciuto. Fino all'anno scorso, infatti, non avevo mail letto un libro in inglese, a parte quelli obbligatori per scuola.
Poi sono andata a Londra, e mi sono sentita in paradiso. Venivo dalla Germania dove se entro in una libreria mi viene il magone alla vista di migliaia di libri che non sono in grado di leggere. Invece a Londra avrei potuto capire! Fantastico!
Uscendo dalla metropolitana per andare all'università mi sono imbattuta negli occhioni dolcissimi di un micio che mi fissavano dalla copertina di un libro (in sconto, oltretutto), "A cat called Norton". Fu amore a prima vista.
E' così che ho conosciuto Norton, micio dolcissimo, intelligente e tenero.
Norton è un micio un po' speciale. Ha la testa tonda, le orecchie ripiegate, il mantello grigio, ma soprattutto è intelligentissimo, Nel primo libro Peter ci racconta le avventure quotidiane di Norton, i suoi viaggi, le sue cene eleganti (Norton mangia a tavola con il suo padrone), le sue buffe, tenere abitudini.
Quest'anno sono tornata a Londra ed era uscito il seguito, l'ho comprato immediatamente.
E' la storia di Norton e del suo padrone, Peter, diventati ormai famosi dopo l'uscita del libro. E stavolta è Peter che si imbarca in una grande avventura, proprio grazie a Norton. Come sempre Norton è tenerissimo, e il rapporto fra il micio e il suo padrone incredibile.

Letto dal 17 al 23 aprile 2010

venerdì 23 aprile 2010

Garibaldi, l'illusione italiana, di Nicola Fano

Garibaldi. Ha senso parlare di lui nel 2010?

L'autore pensa di si, e ce ne spiega il perché in questo libro di difficile definizione.
Non è una biografia. Pur ripercorrendo la vita dell'eroe, infatti, l'opera è piuttosto incentrata sulla sua contestualizzazione nella società italiana passata, presente e futura. 
Nemmeno un saggio. L'autore non è, né vuole essere obbiettivo. Dice la sua opinione, non ha nessuna intenzione di essere "sopra le parti".
Questo libro si potrebbe più correttamente definire una riflessione, o meglio, una chiacchierata con una persona colta su argomenti che gli stanno a cuore. 
Nicola Fano, autore di teatro, saggista e giornalista, da anni studia la nostra storia da un punto di vista molto particolare, quello del palcoscenico. Da Arlecchino a Shakespeare, da Petrolini ai fratelli De Rege, lo sguardo è quello scanzonato ma penetrante di colui che studia il pubblico per rappresentarlo e, così facendo, strappargli un sorriso. E magari qualche riflessione, in un contesto come quello italiano dove il riso è spesso stato amaro.
E cosa c'entra allora Garibaldi?
Procedendo nella lettura del libro si delinea chiaramente la figura di Garibaldi "italiano". Italiano ingegnoso e avventato, quasi un po' folle nel suo agire, appunto, "alla garibaldina", Italiano appassionato e passionale. Perfino italiano all'estero, cacciato dal suo paese ma in attesa di poter tornare e fare qualcosa per renderlo migliore. 
Poi ci sono quegli aspetti che sembrano rappresentare meno la nostra identità nazionale attuale: onesto,  assetato di giustizia, ligio alle regole anche quando vanno contro i suoi interessi, disprezza il denaro. Corre  sempre in aiuto dei più deboli. E pone tutto se stesso a servizio di un ideale.
Garibaldi ci crede davvero nel suo sogno di unificare l'Italia. Tanto che la morte dell'amata, il tradimento dei suoi compagni, l'opposizione del governo, una ferita al piede (non alla gamba come dice la canzoncina) che lo rende zoppo, le effettive difficoltà di un progetto incredibilmente ambizioso non bastano a fermarlo.
E nonostante tutto e tutti ci riesce. Quello che non è riuscito a fare (ci ha provato, ma glielo hanno impedito) è dare un'identità unica agli italiani. Problema che oggi sta portando conseguenze spesso drammatiche.
L'autore, in questo libro pieno di amarezza, ma anche di speranza, tira le sue conclusioni. Non da politico, non da storico, ma da italiano innamorato del suo Paese.
E ci espone la sua ricetta per migliorare le cose: ripartire da Garibaldi. Onestà, passione, e un pizzico di lucida follia, per arrivare a dire "impossibile non è italiano".
Letto dall'11 al aprile 2010

lunedì 19 aprile 2010

Maigret e il ministro, di Georges Simenon


Maigret per me ha un significato particolare.
Quando ero piccola praticamente tutti i miei familiari lo leggevano: mamma, papà, nonno, zio.
Quando andavamo a Parigi pasavamo sempre a Place Dauphine, e nonno e mamma parlavano di Maigret.
Io vedevo la foto di quel signore con la pipa sul retro dei libri (vecchia edizione) e pensavo che assomigliava a nonno.

Un pochino più grandina ho provato a leggerne uno. Una noia mortale. Era il periodo in cui avevo la fissa di Conan Doyle, per inciso. Nello stesso periodo provai a leggere Agata Christie, ma non mi piaceva il fatto che descrivesse ben bene le sue vittime prima di farle ammazzare. Io mi affezionavo a un personaggio e poi quello muore? Non è mica giusto!

Poi qualche mese fa, alla libreria della stazione Termini (o dell'aeroporto di Fiumicino) lo vedo. Maigret. Che facciamo, ci proviamo? Ci ho provato, e mi piace molto.

Ora capisco il punto di vista di mamma e nonno. Leggendo Maigret si sente Parigi, si vive Parigi.

Questo romanzo molto bello, l'ho letto tutto d'un fiato in aereo venendo a Londra. E' una riflessione molto intelligente sul mondo della politica. Maigret si ritrova a dover aiutare un ministro in difficoltà, in un ambiente a lui non familiare e in un contesto in cui una sola parola sbagliata potrebbe far precipitare tutto. Si parla di onestà e princìpi, e a questo proposito il punto di vista di Maigret è interessante, soprattuto in un contesto sociale come il nostro.
Si, mi piace proprio.

Letto l'11 aprile 2010

venerdì 16 aprile 2010

Cinque stelle maschio incluso, di Gaby Hauptmann



Non è il primo libro della Hauptmann che leggo, e conferma la mia idea su questa autrice.
Non mi piace molto. E' senza dubbio spiritosa, abile nel costruire le storie, ma sfrutta un po' troppo l'idea della truffa e dell'intrigo. Vorrebbe scrivere un romanzo rosa/giallo ma non ne è in grado, la tensione non riesce a salire come dovrebbe per colpa dell'eccessiva confusione. Gli avvenimenti strani si susseguono, ma a un certo punto invece di incuriosirmi iniziano a darmi fastidio, li vedo come una sorta di nonsense. Forse manca una prima soluzione fittizia o parziale del mistero, come spesso accade nei gialli. La tensione, infatti, è continua, e a un certo punto semplicemente mi stufo di aspettare. A metà del libro voglio assolutamente sapere come andrà a finire, ma poi il tutto si ingarbuglia talmente tanto che rimane solo un tiepido interesse. Boh, credo che di base la scrittrice abbia buone potenzialità, ma secondo me non le sfrutta in pieno.

letto dal 7 all'11 aprile 2010

mercoledì 14 aprile 2010

La più grande catastrofe di tutti i tempi, di Michael J. Benton

 
Prima premessa: questo libro è un regalo di Indy (di chi se no?)
Seconda premessa: Michael J. Benton è l'autore del libro di testo di uno degli esami più belli che io abbia mai fatto, ovvero paleontologia dei vertebrati.

Inoltre l'argomento è decisamente interessante, la più grande estinzione di tutti i tempi... quella dei dinosauri! diranno subito i miei piccoli (o meglio, inesistenti) lettori. Eh no, come spiega il buon Michael si tratta di un evento avvenuto fra la fine del Permiano e l'inizio del Triassico, 251 milioni di anni fa (minuto più, minuto meno), 190 milioni di anni prima della scomparsa di Tirannosauri and friends. Che devono la loro fortuna proprio all'estinzione del Permo-Trias (detta P/T dagli amici). In che senso? Leggete il libro e lo scoprirete.

Questo libro ha tutti i numeri per essere bellissimo. Racconta la storia della paleontologia, mettendo in luce buffi aneddoti e spiegazioni rigorose. Bellissima la sezione sull'estinzione dei dinosaruri. Benton infatti ne parla, pur non essendo l'argomento centrale del libro, perché è importante per capire lo stato dell'arte della paleontologia, oltre a dare informazioni importanti sul modo di pensare dei paleontologi presenti e passati.
Però, mi dispiace molto dirlo, questo libro risulta di difficile lettura, a volte anche un po' lento. Ci vorrebbero molte più figure, e quando parte in quarta con le stratigrafie o le sezioni è magari il caso di saltare qualche pagina.

Ma vale la pena finirlo.

Letto in tempi geologici (credo di averci messo un mese e mezzo a finirlo)

lunedì 12 aprile 2010

Mr. Monk and the dirty cop, di Lee Goldberg



Avendo visto anni fa alcuni episodi della serie "Detective Monk" (o come si chiamava), quando ho trovato questo libro alla stazione di Francoforte l'ho comprato immediatamente.

Peccato che per leggerlo ci abbia messo un mese. Sarà che è americano (tendo a leggere libri inglesi), sarà che un giallo può comunque risultare complicato, sarà che la terminologia a volte è specifica, ma non ci ho capito niente. L'ho finito per disperazione.

Alla fine qualche cosa l'ho capita, ma che fatica! Per lo meno i personaggi sono tratteggiati bene, anche la storia in sé è interessante, sono sicura che se lo leggessi in italiano mi piacerebbe molto. Accidenti alla mia scarsa padronanza dell'inglese, nonostante ormai da un anno e qualche mese io parli costantemente in inglese non riesco ancora a capire un libro del genere. Ora mi sono cimentata in un nuovo mattone (più di 1000 pagine) comprato l'ultima volta che sono andata a Londra, vedremo cosa ne esce fuori!

Giudizio: Incomprendibile, ma (credo) bello.

martedì 9 marzo 2010

Twenties girl - Sophie Kinsella

E' un mese che non posto, anche se in realtà ho letto un paio di libri, più uno che devo ancora finire.

Come al solito fra corso di tedesco, impegni vari, viaggi, leggo ma poi non posto, per mancanza di tempo o di fantasia.

Come ho già detto mi piacciono un sacco i romanzi rosa (si si, facco finta di essere una paleontologa impegnata e seria, ma mica è vero :D). Li leggo spesso per rilassarmi. Sono una tipica lettura da treno. Poi se ne trovano un sacco, e in tutte le lingue (qui ad esempio sono fra i pochi libri che riesco a trovare in inglese, enorme vantaggio).

Sono un'estimatrice. Della Kinsella credo di aver letto quasi tutto.

Non sopporto la serie "I love shopping", carino "Sai tenere un segreto?", belli gli ultimi due ("Remember me?" e "Twenties girl")

Gli ultimi due li ho comprati in stazione a Francoforte (versione inglese, of course, in tedesco no ho speranza). Sono scritti in modo scorrevole e facilmente comprensibile, "Twenties girl" in particolare mi ha preso molto.

Tenero, intrigante, buffo, frizzante, fantasioso.

La protagonista  durante il funerale di una parente quasi sconosciuta scopre di poter vedere e sentire fantasma dela defunta, ma da giovane. Fantasma particolarmente capriccioso e impertinente, fra l'altro. Che le chiede di fermare tutto, il funerale, la sepoltura. Ha bisogno di una collana.
Fra disastri, brutte figure, problemi lavorativi e altro le due ragazze vanno alla ricerca della collana perduta stabilendo un ponte fra passato e presente, fra gli anni 20 e oggi. E cercando la collana troveranno molto, molto altro.
Tenero.
Bello.
Ottima lettura rilassante!

martedì 9 febbraio 2010

La diva Julia, di William Somerset Maugham



Uno dei libri che mi sono stati regalati da mamma. Avevo  bisogno di una bella storia. Di quelle che leggono nel cuore dei personaggi, che danno un punto di vista particolare sulle cose, che tengono gli occhi incollati alle pagine, che fanno vivere nella pelle del protagonista.

Maugham è secondo me un maestro in questo.
Nella prefazione l'autore afferma che Julia ha attirato molte critiche. Secondo me è un personaggio bellissimo, ma il lettore può rendersene conto solo alla fine.

Julia è una donna apparentemente superficiale. La sua superficialità, però, non è tanto un limite quanto una scelta. Una scelta, aggiungerei, molto intelligente. Riesce a vivere con relativa leggerezza, ad essere felice, e quando serve, a togliere la maschera e mostrarsi per come realmente è: una donna profonda, forte, pienamente consapevole di sé e del mondo, intelligente.

Credo che sia difficile per un uomo tratteggiare un personaggio femminile in modo accettabile dalle donne. Maugham ci riesce, ho ritrovato in Julia (anche se non ci assomigliamo per niente) molti dei mei pensieri.

Dieci e lode.

martedì 19 gennaio 2010

Consigli sessuali per animali in crisi, di Olivia Judson

Apriamo un settimanale a caso alla pagina della posta del cuore.
Tradimenti, amori sfortunati, ripicche, indecisioni.

Ma questi problemi risultano alquanto banali paragonati a quelli espressi nelle lettere alla Dottoressa Tatiana pubblicate nel libro che mi ha regalato Indy a Natale: come fare se si scopre che il proprio partner ha l'organo sessuale ricoperto di spine? O se è talmente focoso da non staccarsi dall'amata nemmeno dopo 10 giorni?



Olivia Judson, alias Dottoressa Tatiana, risponde ai problemi dei suoi piccoli e grandi lettori, appartenenti alle specie animali l più disparate, con simpatia e rigore scientifico, analizzando a fondo la situazione e cercandone le cause evolutive. E lettera dopo lettera vengono spiegati i meccanismi della riproduzione, i problemi e le infinite soluzioni presenti in natura. Una sorta di viaggio al centro della biologia.

Un libro estremamente interessante, divertentissimo, ben scritto e ben documentato, che ci insegna anche a riflettere molto bene prima di definire un determinato comportamento "contro natura"...

Letto dal 29 dicembre 2009 al 4 gennaio 2010

sabato 16 gennaio 2010

Ritorno a Berlino, di Lilli Gruber e Paolo Borella

Oggi, come ho raccontato sul mio blog, sono andata in ospedale, niente di grave, ma ci ho passato tante ore. E qui va fatto un passo indietro.

Da un po' di tempo ho voglia di libri seri. Saggi,  documenti storici, romanzi impegnati. Libri che lasciano qualcosa, che insegnano, che fanno pensare. Da troppo tempo ormai leggo solo libri di intrattenimento, e mi manca qualcosa. Ho voglia di confrontarmi con chi ha vissuto prima di me e sentire cosa ha da dire.

Su questa scia mia mamma mi ha regalato per Natale un bel po' di bei libri che poco a poco vi presenterò.

Il primo è "Ritorno a Berlino" di Lilli Gruber e Paolo Borella


Quando è caduto il muro di Berlino io avevo 5 anni e mezzo e avevo appena iniziato la prima elementare. Quando, due anni dopo, ho studiato geografia la Germania unita era una realtà. Ricordo quando andammo a Monaco con i miei, ero piccola, e loro parlavano della DDR. Io non capivo, come due Germanie? Sulla cartina ce n'è solo una.

Sotto questo aspetto sono una generazione sfortunata. Pochi anni in più e quelle cose le avrei vissute. Pochi in meno e le avrei studiate. E invece (complice la mia negligenza) ne avevo una visione estremamente superficiale e confusa. Ora mi chiedo come abbia fatto a non pormi mai domande, a non cercare di saperne di più. Vivo in Germania, e conoscere, almeno a grandi linee, la storia di questo popolo credo che sia un dovere. Adesso voglio imparare.

Il libro che sto leggendo (quasi finito, a dir la verità) è bellissimo. Un ottimo punto di partenza per chi come me non sa molto sulla materia e vuole approfondire. Ed è scritto benissimo. E' esattamente ciò di cui avevo bisogno.

A marzo andrò a Berlino per lavoro. Ero spaventata da questa opportunità, non volevo ridurre la mia conoscenza di Berlino a qualche strada e qualche monumento. Volevo avvicinarmi alla città con un po' di consapevolezza, con il rispetto che merita. Adesso mi sento più pronta.

Adesso che, dopo 20 anni, due mesi e qualche giorno, quando ho capito cosa è successo quel 9 novembre 1989 mi è scappata una lacrima.


letto dal 15 al ... gennaio 2010

sabato 9 gennaio 2010

Cave Canem, di Danila Comastri Montanari

I gialli mi piacciono, ma solo alcuni autori: Conan Doyle, Rex Stout, Ellery Queen, e di recente Agatha Christie.

Dopo aver letto qualche giallo davvero brutto ho deciso di lasciar predere gli esperimenti e di restare fedele ai più famosi signori del crimine.

Però, quando in libreria ho visto l'ultimo libro di questa autrice, e ho letto la preentazione, mi ha incuriosito molto. Sarà che sono romana, sarà che sono archeologa inside, ma mi sono fatta regalare da mamma il primo romanzo. Giusto per saggiare il terreno, fare conoscenza con i personaggi e vedere se mi piace.

Mi piace. Bella l'ambientazione, ben tratteggiati i personaggi, simpatici il protagonista e la spalla, interessante il colpo di scena finale, si legge benissimo, appassiona e non contiene violenza gratuita. L'autrice dice di essersi ispirata a Agatha Christie. La mia scarsa conoscenza di gialli modermi mi impedisce di vedere questa affinità, ma probabilmente il mio apprezzamento ne è la miglior prova.

Appena torno in Italia compro il secondo volume.

Letto dal 25 al 29 dicembre 2009

Arieccoci!!!!

Bentornati sul diario delle mie letture. Chi leggeva la vecchia versione si sarà accorto che da parecchio non scrivevo (o leggevo) più. In effetti sono vere entrambe le cose, il corso di tedesco e gli altri impegni mi hanno portqato a diradare le letture, e qanche per questo ho smesso di scrivere.

Anno nuovo libri nuovi, ne ho ricevuto parecchi a Natale e ne ho già letti un po'.

Non prometto di recensirli tutti, ma li voglio almeno citare.
Iniziamo con Cave Canem, di Danila Comastri Montanari.

P.S.: vi piace il template?