sabato 7 novembre 2009

Il metro del Mondo, di Denis Guedj


Quando ho visto il titolo del libro mi sono molto incuriosita. Conosco Guedj da "Il teorema del pappagallo", libro che trovo bellissimo (mi ha anche fatto comodo per l'esame di storia della matematica. Si, ho fatto un esame di storia della matematica ed è stato interessantissimo).

 A Parigi papà mi ha sempre mostrato "il metro", a places des Vosges, un segno sul muro. E mi ha sempre detto che è l'unico rimasto, un tempo ce n'erano per tutta Parigi. Sapevo che il metro era in relazione con la lunghezza della circonferenza terrestre... ma non avevo idea che avesse una storia così interessante.

Il metro è nato con la Rivoluzione Francese. prima in Francia esistevano migliaia di diverse misure di lunghezza e di peso, una per ogni proprietario terriero, era una vecchissima prerogativa feudale che causava non pochi problemi. Interessantissima la storia di come si sia arrivati a scegliere il metro, e di come, dopo un enorme lavoro (6 anni di misure sul terreno) alla fine abbiano scelto un'altra misura. Per poi tornare al metro decenni dopo.

E hanno cercato la misura più universale possibile. Il libro racconta la storia del metro, del chilo e del litro, ma soprattutto tratteggia mirabilmente la scienza durante la Rivoluzione Francese, fra politica e filosofia.
Moltissime sono le citazioni dai documenti dell'epoca, che mostrano un mondo che non conoscevo, un mondo dove l'uguaglianza non è solo un concetto astratto, ma una necessità primaria in ogni ambito della vita umana. Un tuffo nella Rivoluzione Francese come non mi era mai capitato di fare in 13 anni di scuola (vebbè, ho sempre odiato la storia, ma se fosse raccontata sempre così sarebbe stata la mia materia preferita).

Un libro bellissimo. Forse un po' difficile da leggere, ma bellissimo.

Chiudo questo posto citando delle frasi che meritano un po'di riflessione.

Le società che non sono illuminate dai filosofi sono ingannate dai ciarlatani. Condorcet

Non si dirà mai abbastanza che veicolo magnifico fu la lingua del XVIII secolo per esprimere ciò che rivoluzionava gli animi. Questi testi scritti nell'urgenza, letti a caldo nel corso di sedute terribili in cui era in gioco la sopravvivenza della nazione sono superbi. In essi ci sono il senso e l'emozione, la gravità e la finezza. (...) Se c'è una cosa che i politici di oggi hanno perso, è proprio la passione per la lingua e la maestria di saper dire le cose.

Un governo deve essere considerato cattivo in massimo grado quando, sulla stessa terra e all'ombra delle medesime leggi, vediamo alcuni uomini bisognosi delle cure più indispensabili, e altri la cui tavola e la cui casa non reggono il peso del superfluo. Un buon governo è quello dove il superfluo non è permesso se non quando l'indigenza non esiste per nessuno. (...) Non pagare a un operaio una retribuzione sufficiente a garantire i bisogni suoi e quelli della sua famiglia, che gli permetta in caso di malattia le cure indispensabili, equivale a un omicidio. Romme.

A quando la prossima rivoluzione?

letto dal 2 al 7 novembre 2009

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