mercoledì 11 novembre 2009

Remember me? di Sophie Kinsella



Se con i primi libri di cui ho parlato ho dato l'impressione di essere una paleontologa impegnata, colta e forse anche un po' radical chic, vi svelo ora la mia droga... i romanzi rosa. Ne ho letti tantissimi, mi piaccioni, mi fanno sorridere, mi distraggono e finiscono bene... come non amarli?

Piccola parentesi. Personalmente ho un problema con i libri: non mi bastano mai. Nonostante a casa abbia centinaia di libri che non ho letto, devo sempre comprarne di nuovi, e devo sempre avere una scorta di libri non letti con me. Finchè si vive a casina va pure bene, ma quando come me ci si sposta ogni sei mesi da un posto all'altro... beh, non è comodo. Quando sono arrivata a Magonza ero riuscita a mettere in valigia solo pochi libri, e quindi non leggevo, per tenermeli (sarò scema?). Poi poco a poco ne ho portati alcuni, e adesso sono un pochino più fornita, ma non quanto vorrei.

Il mio problema principale è che non capendo il tedesco non mi posso comprare libri qui. A Parigi e a Londra ho comprato decine e decine di libri (con grande gioia della bilancia dei bagagli all'aeroporto), e sono arrivata a portarmi meno vestiti per avere più spazio (e peso) per i libri.

Solo che, a meno che io non vada a Londra o a Parigi tutti i fine settimana (oh, sarebbe un'idea....), il problema rimane.

Poi quando sono partita per andare da Indiana Acca ho avuto la folgorazione: nella stazione di Francoforte vendono libri in inglese. E non costano nemmeno tanto. Sono felice.

Mi sono comprata questo romanzo, anche se la Kinsella non sempre mi piace. I love Shopping l'ho letto a fatica e non mi è piaciuto per niente, i libri che non rientreno nella saga suddetta, invece, mi piacciono.

Questo è carino, parla di una ragazza che perde la memoria, e si ritrova con una vita completamente diversa da quella di pochi anni prima... che non conosce e non capisce. Non conosce il marito, non conosce le sue amiche, non conosce il suo lavoro e non sa come vivere la sua vita.

Al di là delle paranoie che mi sono fatta (e se succedesse a Indy? Poi si dimentica di me e io mi dispero....si sono scema, ma va anche detto che quando l'ho letto ero in pieno trauma da separazione, ci eravamo salutati 4 o 5 ore prima e ci rivedremo a dicembre) è un libro carino, frizzzante e divertente. E comprensibile in inglese, che non è poco. Inoltre arrivata a metà volevo assolutamente sapere come andava a finire, perché va bene che in questi romanzi il finale è scontato, ma chissà come ci si arriva!

Letto dal 9 all'11 novembre 2009

lunedì 9 novembre 2009

Vicolo Cannery di John Steinbeck



Mia madre adora Steinbeck. Erano anni che me lo proponeva, ed erano ugualmente anni che mi rigiravo fra le mani Plan de la Tortilla, lo aprivo, leggevo una pagina e lo rimettevo sullo scaffale.

Che ci posso fare? Non mi ispirava! Quel fantastico giovedì già mi incuriosiva di più, Uomini e topi per niente. Oh, c'è poco da fare, a me i libri devono dire qualcosa da subito, se no aspetto che mi "chiamino"...

Da quando sono in Germania ho bisogno di "letteratura". Da anni ormai tendo a leggere principalmente saggi scientifici, gialli, romanzi rosa, che di solito non sono proprio alta letteratura. Invece sentivo il bisogno di leggere libri che dicessero davvero qualcosa, che mi dessere la loro visione delle cose.

In uno dei viaggi da roma mi sono portata su Vicolo Cannery, poi quando sono andata da Indiana Acca me lo sono portato dietro, stavo per finire Il metro del mondo e mi serviva un libro per le 9 ore del viaggio di ritorno.

L'ho letto tutto in 3 o 4 ore. Mi ha lasciato perplessa. Non è brutto, anzi, è curioso, raccontato bene, personaggi particolari, ma allo stesso tempo "umani", una particolare grazie nell'affrontare argomenti "scabrosi". Un libro davvero ben scritto. Però mi ha lasciato con l'amaro in bocca. Forse perché mi devo abituate all'autore, forse perché no racconta una vera storia, dall'inizio alla fine. Si tratta di stralci di vita quotidiana, un po' la sensazione che mi diede Gente di Dublino, in cui però questa caratteristica è secondo me molto più estrema.

Insomma un bel libro, ma non me lo sono goduto in pieno... forse complici la nausea del viaggio e la tristezza della separazione da Indy.... urge una rilettura a breve, ne riparleremo!

Letto il 9 novembre 2009

sabato 7 novembre 2009

Il metro del Mondo, di Denis Guedj


Quando ho visto il titolo del libro mi sono molto incuriosita. Conosco Guedj da "Il teorema del pappagallo", libro che trovo bellissimo (mi ha anche fatto comodo per l'esame di storia della matematica. Si, ho fatto un esame di storia della matematica ed è stato interessantissimo).

 A Parigi papà mi ha sempre mostrato "il metro", a places des Vosges, un segno sul muro. E mi ha sempre detto che è l'unico rimasto, un tempo ce n'erano per tutta Parigi. Sapevo che il metro era in relazione con la lunghezza della circonferenza terrestre... ma non avevo idea che avesse una storia così interessante.

Il metro è nato con la Rivoluzione Francese. prima in Francia esistevano migliaia di diverse misure di lunghezza e di peso, una per ogni proprietario terriero, era una vecchissima prerogativa feudale che causava non pochi problemi. Interessantissima la storia di come si sia arrivati a scegliere il metro, e di come, dopo un enorme lavoro (6 anni di misure sul terreno) alla fine abbiano scelto un'altra misura. Per poi tornare al metro decenni dopo.

E hanno cercato la misura più universale possibile. Il libro racconta la storia del metro, del chilo e del litro, ma soprattutto tratteggia mirabilmente la scienza durante la Rivoluzione Francese, fra politica e filosofia.
Moltissime sono le citazioni dai documenti dell'epoca, che mostrano un mondo che non conoscevo, un mondo dove l'uguaglianza non è solo un concetto astratto, ma una necessità primaria in ogni ambito della vita umana. Un tuffo nella Rivoluzione Francese come non mi era mai capitato di fare in 13 anni di scuola (vebbè, ho sempre odiato la storia, ma se fosse raccontata sempre così sarebbe stata la mia materia preferita).

Un libro bellissimo. Forse un po' difficile da leggere, ma bellissimo.

Chiudo questo posto citando delle frasi che meritano un po'di riflessione.

Le società che non sono illuminate dai filosofi sono ingannate dai ciarlatani. Condorcet

Non si dirà mai abbastanza che veicolo magnifico fu la lingua del XVIII secolo per esprimere ciò che rivoluzionava gli animi. Questi testi scritti nell'urgenza, letti a caldo nel corso di sedute terribili in cui era in gioco la sopravvivenza della nazione sono superbi. In essi ci sono il senso e l'emozione, la gravità e la finezza. (...) Se c'è una cosa che i politici di oggi hanno perso, è proprio la passione per la lingua e la maestria di saper dire le cose.

Un governo deve essere considerato cattivo in massimo grado quando, sulla stessa terra e all'ombra delle medesime leggi, vediamo alcuni uomini bisognosi delle cure più indispensabili, e altri la cui tavola e la cui casa non reggono il peso del superfluo. Un buon governo è quello dove il superfluo non è permesso se non quando l'indigenza non esiste per nessuno. (...) Non pagare a un operaio una retribuzione sufficiente a garantire i bisogni suoi e quelli della sua famiglia, che gli permetta in caso di malattia le cure indispensabili, equivale a un omicidio. Romme.

A quando la prossima rivoluzione?

letto dal 2 al 7 novembre 2009

mercoledì 28 ottobre 2009

Champollion l'egyptien, di Christian Jacq



Questo libro l'ho comprato a Parigi. Essendo da sempre interessata all'Antico Egitto, ho letto un paio di libri di Jacq, ma nessuno dei suoi romanzi. Credo di aver iniziato un paio di volte Ramses ma non ho superato pagina 20.

Poi a Parigi mi è capitato l'occhio su questo libro. Adoro Champollion, l'ho studiato ed è una figura che mi affascina tantissimo. Ma da quando l'ho comprato non l'avevo mai letto.

Poi quando sono andata a Berna mi serviva qualcosa da leggere e mi cade l'occhio su di lui.

L'ho letto seduta su una sdraio in un bellissimo parco di fronte all'università di berna, con una vista panoramica mozzafiato sulla città, le montagne tutte intorno e un ragazzo che cercava di imparare a camminare su una fune attaccata a due alberi vicino a me.

L'ho continuato in treno, l'ho lasciato da parte per qualche giorno e l'ho finito la settimana scorsa sulla metro per andare al corso di tedesco.

Che dire? Sarebbe un libro con enormi potenzialità. ma dal mio punto di vista alcune scelte dell'autore lo rovinano.

Jean-François Champollion è colui che ha dato i natali all'egittologia scientifica e ha decifrato i geroglifici. Fin da giovanissimo era affascinato dalla cultura egizia, da poco rispcoperta grazie alle campagne napoleoniche in questo paese, e agli splendidi disegni di Dominique Vivant Denon, un pittore che seguì le truppe disegnando tutto ciò che trovava attorno a lui.

I geroglifici sembravano essere una scrittura basata su ideogrammi ma indecifrabile, tuttavia Champollion, che conosceva latino, greco, ebraico, arabo, aramaico, copto e numerosi dialetti egiziani, trovò la chiave della decifrazione. Semplicemente i geroglifici non sono ideogarmmi, ma allo stesso tempo lettere, sillabe e ideogrammi... complicato, vero?

Champollion andò in Egitto una sola volta, aveva circa 40 anni. Morì un paio di anni dopo.

Questo libro è il resoconto di questa spedizione. L'autore nella prefazione dice di esseresi attenuto ai diari e alle lettere di Champollion nella maggior parte dei casi, poi ha un po' romanzato il tutto.

Il romanzo inizia bene. C'è suspence, si intravedono complotti, si delineano allenaze e rivalità, sembra affiorare una piccola storia d'amore.

Poi crolla. Inizia una parte esoterica (con sette segrete, allucinazioni, rivelazioni del dio Thot ecc) che proprio non mi piace.

Finisce con la storia d'amore non realizzata, il complotto svelato ma in maniera insoddisfacente e la rivalità, che ci si aspettava finisse con uno scontro, interrotta per le dimissioni della persona interessata.

Le atmosfere, la delineazione del personaggio e il racconto del viaggio sono bellissimi. Ma date le premesse mi aspettavo decisamente qualcosa di più.

Letto dal 20 al 28 ottobre 2009

Poirot sul Nilo, di Agatha Christie



Mi piacciono molto i gialli, ma solo alcuni autori.

Da adolescente avevo la fissa per Sherlock Holmes, ora continua a piacermi ma leggo anche Rex Stout (mitico Nero Wolfe) e Ellery Queen.

Tendo a leggere gialli in momenti di stanchezza o stress, non azzecco mai l'assassino (ormai non ci provo nemmeno più), ma ogni tanto noto qualche indizio interessante.

Agatha Christie non l'avevo mai letta fino a un paio di mesi fa. Anni fa iniziai un suo libro, dopo una prima parte in cui presentava un personaggio, ne mostrava molte sfaccettature, l rendeva simpatico... zac, morto. E no, scusa, prima me lo rendi simpatico e poi me lo fai secco? Ho chiuso il libro e ne ho ripreso in mano uno dell'autrice solo un mesetto e mezzo fa.

Questo libro l'ho comprato all'aeroporto di Fiumicino lunedì scorso, quando stavo tornando da Roma a Mainz, poi l'ho letto nei giorni successivi facendo avanti e indietro sul treno per Francoforte per andare al corso di tedesco. E devo dire che i tre quarti d'ora di viaggio proprio non li sentivo. Poirot sul Nilo è infatti un gran bel libro. Sarà che nel frattempo sto leggendo un romanzo sul viaggo in Egitto di Champollion, colui che decifrò i geroglifici, sarà che questa archeologia ottocentesca mi affascina (anche se dal punto di vista scientifico spesso ci sarebbe da maledire molti scavi più vecchi di 50 anni), ma mi è davvero piaciuto.

La trama è costruita benissimo, e mi è piaciuta molto la prima parte, dove vengono presentati i tanti personaggi e delineati i loro caratteri. La soluzione del mistero è assolutamene imprevedibile (almeno per me) e la fine mi ha lascato spiazzata...

Bello, ora aspetto di dimenticarmi le dinamiche per rileggerlo (non c'è mica gusto a leggere un giallo se ti ricordi chi è l'assassino, no?)

Letto dal 27 al 28 ottobre 2009

domenica 25 ottobre 2009

L'abbazia di Northanger, di Jane Austen



Senza dubbio ho un rapporto speciale con Jane Austen.
Il nostro primo incontro avvenne in quinto ginnasio, galeotta fu la prof di inglese che ci fece leggere un brano tratto da Orgoglio e Pregiudizio. Il giorno stesso andai nella mia libreria di fiducia e comprai il libro. Lo divorai in un paio di giorni. Rimasi affascinata dalla dolcezza, dall'ironia e dal brio che emergono da ogni pagina. Mi emozionai insieme ad Elizabeth, sorrisi con il Signor Bennet, mi innamorai del Signor Darcy, rimasi con il fiato sospeso fino all'ultima pagina (un po' come dice Meg Ryan in C'è posta per te).
E la nostra conoscenza si approfondì poco a poco.
Poco dopo trovai Ragione e Sentimento nella libreria all'angolo del mio palazzo. In seguito a casa a Ferrara mi capitò fra le mani una copia di Persuasione. Purtroppo l'ho persa il 2 gennaio di quest'anno. Dovevo partire con i miei per venire a Magonza ed iniziare a lavorare, ci cancellarono il volo e nel trambusto che seguì persi il libro che conteneva anche un bellisimo segnalibro disegnato da mia cugina con un bellissimo micio. Oltre al danno, insomma, la beffa.
Emma e Mansfield Park mi arrivarono fra i libri ereditati da nonno e li lessi durante il periodo dell'università.
Ma c'era un problema. Jane Austen ha scritto solo sei romanzi, dei quali ne avevo letti cinque. L'ultimo volevo "tenerlo da parte" per un'occasione speciale, un momento nel quale avrei sentito il bisogno di un po' di sano romanticismo, ottimismo e brio.
Poi nel 2008 andai 5 mesi a Parigi. Era da poco che Indiana Acca era diventato il Paleontologo del mio Cuore. Il giorno della partenza, alla stazione Termini, quando mamma mi chiese quale libro poteva comprarmi per il viaggio risposi senza esitazione "L'abbazia di Northanger".
Alla libreria della stazione non ce l'avevano, così me lo comprò qualche mese dopo a Parigi (infatti ce l'ho in francese). Quando lo lessi mi colpì incredibimente. A differenza degli altri romanzi dell'autrice l'aspetto dominante non è il romanticismo ma l'ironia. Che Jane Austen fosse ironica è palese, ad esempio, in Orgoglio e Pregiudizio, ma ne L'Abbazia di Northanger arriva a ribaltae il rapporto autore-lettore-personaggio del libro. L'autore comunica direttamente con il lettore prendendo in giro e svelando le convenzioni narrative. L'ho trovato estremamente moderno e divertente. ...e c'è anche un po' di romanticismo che non guasta :).

Grazie Jane, bellissima sorpresa!

Letto dal 24 al 25 ottobre 2009